post di fine estate

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Prepariamoci a sentire che sta finendo un’estate.
Mediocre avrei detto.Ma non mi piace.
Perciò mi sono ricordato di quando un certo Luca mi ha insegnato (scopo pecunia.Per lui si intende!)che quando c’hai già in testa una parola,un aggettivo che non proprio ti mette di buon umore,basta cambiarlo consapevolmente e dirottare il pensiero mezzo bucato e lercio verso le piccole zone sane rimaste della superficie.
Dice.
Io per un pò,ammetto,convinto c’ho provato.
L’ho fatto pure con le parolacce e oh,funzionava davvero!

Pareva che fossi un ometto di tutto rispetto,di quelli di una volta.
Poi si sa,che la vita ti prende,che tu ti rilassi mò oggi,mò domani e butti tutto nel dimenticatoio (luogo che da bambino immaginavo come un gran scantinato buio e angusto,pervaso da cigolii e strane presenze in stile vecchie gattare).

Ahh,mannaggia a stà capoccia!!!

Mi piaceva accorgermi di tanto in tanto che quel metodo funzionava;arrivare a fine mese e tirare le somme,fare una sorta di resoconto,la statistica del mio benessere,il mio profilo FIL.

E adesso?
Adesso è un pò di tempo che Luca l’ho dimenticato in quella cantina.
Che chissà quante bestemmie all’inizio da là sotto.Adesso,ci scommetto,di sicuro si sarà ambientato a farà comizi assurdi alle gattare tra pentole,secchielli,vecchie madie e scope malconce.

Dell’estate,dicevamo.
Settembre si sente già stasera,col vento fresco che scuote le spalle dei milanesi.

Si,settembre sta arrivando e dire “ciao” all’estate,ebbè,effetto un pò lo fa.

Come ridefinire un’estate in un post seguendo la regola del buon vecchio Luca?

Riassumendola in breve (ma tanto breve lo è stata davvero) direi che ha deviato ancora una volta verso strade diverse da quelle progettate.Direi più spoglie ma non vuote.

Tornato in terra mia di sei luglio,ho dapprima richiuso le porte della mia torre d’avorio per poi spalancarle al caso e all’umore.

Lo studio c’è stato anche se poco e non costante,la mia voglia di contatto umano,forse poca anche quella,mi ha portato a vagabondare un pò in cerca di un sorriso,inseguendo l’occasione.

Un mare casalingo familiare all’inizio,una cena con sangria in terrazza per rivedere Stefania e Francesco;luglio poi non lo ricordo!
So solo che il mio luglio è stato Maristella in pochi attimi e che ho festeggiato san Valentino con gran sopresa ed un video bowling.

Le stelle al parco una sera.Tante,si,ma i desideri???
Poi Gallipoli,Il Salento,Giuliano,gli Après,mia sorella,i tramonti,Gae Lele e Anna e la tavolata allegra al bed&breakfast del 14 agosto, dove scorreva vino ed allegria tra noi sconosciuti,amici in pochi attimi con Federica,Ines e i loro parenti.

Al ritorno smarrimento,una sola lacrima,un meccanismo rotto di qualcosa che non va.Lei,l’amicizia.
Perchè alla fine mettila pure come vuoi ma è per amore che si piange.

Di qualunque amore.

Il compleanno di papà il 20 agosto.Lui contento,io con lui.Noi tutti stretti.

Il 22 si parte,all’ultimo minuto(perchè così si fa!)per un riscatto:
Ariano per meno di 24 ore per ballare a suon di Goran Bregovic,per rivedere Giusy e Carmela in una delle due volte all’anno che succede;per saltare,perchè saltare fa bene,fa bene calpestare i malumori,il sangue andato,il passato che non torna (e menomale!) ,calpestare chi ti ha fatto bene e che poi ti ha fatto male in un gesto di liberazione,in un suolo che ti accoglie, in un canto che ti svuota.

Il 23 ritorno, il 24 ci mettiamo in macchina per il Gargano per vedere posti di cui presto racconterò per immagini.
La mia famiglia dentro la macchina,la mia famiglia fuori.La mia famiglia.

Bancarelle di peperoncini,un finestrino rotto che non torna su,qualche bisticcio,tante fotografie.
Tanti respiri!

Tu che guardi? La vita.Adesso mi sembra di essere in standby.

-Signora quanto vuole per quei peperoncini?- -Pochi pochi cinque euro!-

-Murtacc!!!-

Qualche legno bruciato sul mare a traballare sotto i miei piedi con mamma che diceva
-Scendi giù!- ed io che mi sentivo vivo in mezzo ai brividi lassù.

Che faccio,scendo?!

Una terrazza,la trattoria “pane e pomodoro”,omonima ai miei ricordi;tanti piatti di mare,la luna tondissima nel suo specchio migliore.
Papà che dice “spero ti ricorderai questa serata..” e io che lo accarezzo e gli dico che lo farò di certo.
Perchè adesso so amarlo anche d’estate,mio padre.
Col tempo è diventato un amore di 12 mesi.

Strade,bicchieri,granite,un mare che non c’è piaciuto,a noi.

Poi ho affogato di cose da fare il giorno successivo al rientro e mamma ha riposato accanto a me,e non lo fa mai.
Sarei partito di li a poco.

Basta star zitti su quant’ è dura rientrare.Basta ingoiare.E ributtarsi nella vita.

Ora?
Indovina dove sono ora?

Nel mio disordinato spazio milanese.
Milano che finchè non si riempie mica sembra la stessa.

E dire che sa dormire anche in mezzo alla confusione invernale,se vuole.

In virtù di quel senso di concretezza,nella pesa estiva io voglio togliere il mediocre e mettere “familiare”,mettere “sincero comunque”,con un comunque che c’ha un peso,lui.

Che un’estate è un’estate,comunque.E che comunque è pur sempre stata la migliore estate da due anni a questa parte o forse tre.

Ecco perchè ci sta il comunque.
Perchè abbiamo la brutta abitudine di sminuire le cose che non hanno soddisfatto l’idea di partenza;perchè troppo spesso facciamo gli stupidi e non guardiamo abbastanza con “gli occhi buoni”;perchè quando fai la pesa sconsolato,inizi a ricordare e ti accorgi che tutto può sempre migliorare ma che le cose migliori le hai sempre avute.

Perciò,caro Luca,io mi ci impegno a riprendere il metodo,che chissà che come dici tu,nella costanza non si trovi la pillola del buon umore.

La mia estate se ne va e per ovvie ragioni anche la vostra.

Dicono esistano le stagioni dell’anima.Personalmente so che significa.

Speriamo che anche nelle vostre ci siano delle cose migliori da metter sulla pesa a fine evento.

l’assicurazione sulla vita

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“(…)Tuo nonno voleva l’assicurazione più cara.Venne un perito a scattare le foto.Se fosse successo qualcosa,ci certificavano di rifare la casa esattamente come nuova.

Consumò un rullino intero.Fotografò il pavimento,il caminetto e la vasca da bagno.

Io non ho mai confuso quello che avevo con quella che ero.Quando il perito andò via,tuo nonno prese la sua macchina fotografica e cominciò a scattare altre foto.

Che cosa fai? Gli chiesi.

Lui scrisse: la prudenza non è mai troppa.

In quel momento pensai che avesse ragione,ma adesso non ne sono più così sicura.

Fotografò tutto. I lati inferiori dei cassetti dell’armadio.I lati posteriori degli specchi.Anche le cose rotte.Le cose che non hai voglia di ricordare.Avrebbe potuto ricostruire l’appartamento incollando insieme le foto.

E i pomelli delle porte. Fotografò ogni pomello dell’appartamento.proprio tutti.Quasi che il mondo e il futuro del mondo dipendessero da ciascun pomello.Quasi che,se veramente avessimo dovuto usare le loro foto,avremmo pensato ai pomelli.

Non so perchè questo mi fece tanto male.

Gli dissi: non sono neanche bei pomelli

Lui scrisse: ma sono i nostri pomelli.

Anch’io ero sua.

Foto di me e lui non ne ha mai scattate e non abbiamo mai fatto nessuna assicurazione sulla vita. (…)”

da “molto forte,incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer


(i miei pensieri adesso???non li conosco affatto.E’ una chiara bugia che potrà piacere a tanti.)

tock tock

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– quando verrai a bussare al mio finestrino?

. quando sarà il tempo.

– e come saprai che non sarà ne troppo tardi ne troppo presto?

. perchè sarà il momento giusto,quel giorno tu passerai da qui ed io busserò!

– e se ti dicessi che per me è già troppo tardi?

. tu puoi dire quello che vuoi.io aspetterò fino ad allora e busserò comunque.

– lo giuri?

. lo giuro!

– e allora non scenderò mai da quella macchina! …è una bugia,vero?

. perchè dovrei giurarti una bugia?

– perchè passerà del tempo,tanto tempo e sai che non saprò aspettare,che nel frattempo mi prenderà la vita ed io la prenderò e che così sarà più facile giustificare il tuo mancato arrivo!

. un tempo credevi alle bugie,volevi crederci!

– adesso no,non so più vivere appeso aspettando il niente.

. e allora è una bugia,e allora non passare mai da lì,non avvicinarti nemmeno,io non ci sarò!

un mare di silenzio;nemmeno i passi dell’andare possedevano suono.

poi il tempo che si dilata,la vita nel mezzo, il pianto che diventa sorriso triste,poi sorriso, poi un angolo,poi due,poi una risata senza pensieri in un giorno per caso.

“Tock-Tock!”

appunti d’agosto in terra salentina.

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14 agosto 2000dieci.

In mezzo al mare,tra l’acqua calda che rincorre quella fredda nelle correnti salate,tra il divertimento dell’incolpare Valentina per quegli sbalzi di temperatura.
E’ qui che sono,finalmente,per un pò!
Parlavo con Anna e Raffaele del grande progetto per il prossimo anno.
SARA’ DAVVERO CHE…???
Sarebbe bello,partire,iniziare da zero,sogno australiano.
Ho parlato di Danilo,della vita che ha scelto,di come la sta mandando avanti,o almeno di quello che so.Ho detto di essere come lui nel profondo.
E’ vero.
Poi sono seguiti minuti di silenzio ad osservare le mie mani giocare con i riflessi di luce nell’acqua.
E’ successo che ho iniziato a parlare con me stesso,uno di quei discorsi che non può sentire nessuno;discorsi in cui mi perdo a bocca chiusa.

“essere così ed essere il contrario di così”.Questo significa vivere da esseri umani.
E’ la difficoltà dell’essere poliedrici,di pensare alle fondamenta mentre si sogna il viaggio.
Immersi e pervasi nella e dalla empatia per il mondo e le cose.
E’ questo che rende più complesso capire qual’è la nostra strada.

sempre 14 agosto 2000dieci
(Raffaele)

C’era un una bella luce di fine giornata,guardavo gli occhi di Raffaele che mi parlava e non riuscivo a distinguere iride e pupilla,tant’era invadente quel raggio di sole.
E’ umile,buono,ama.
Alle volte credo che mostrare a persone come lui più di quello che conoscono di già,significhi mutarle drasticamente estinguendo la bellezza disarmante che posseggono.
Nonostante l’imbarazzo,lui non frena la curiosità e fa domande.
Credo sia bellissimo riscoprire la semplicità in questi anni terribili.

15 agosto 2000dieci
(Valentina)

Se esiste…
Ringrazio Dio perchè sempre e comunque eravamo almeno in due.
Forse per questo dovrei ringraziare mamma e papà.
Meno male che ci sei,che ci sei sempre stata.Comunque andasse!
Però sta attenta:più che sentire, ascolta!

(gli innamorati)

Innamorati sulla spiaggia,distesi e addormentati in un abbraccio dolcissimo.
E’ l’estate della giovinezza,delle passioni spontanee.
Li guardi e ti innamori anche tu!
Ad un tratto vorresti mandar via quel pensiero inatteso;lo urla il cuore invidioso.
Mai contro agli amanti,però.
Il muscolo mio gioisce per loro e con poca ma tanta pazienza aspetta il suo momento,il sonno abbracciato,la sua estate giovane.
Iniziano a morire gli ultimi raggi di sole di questa giornata.
Chi si ama adesso e così,potrebbe anche amarsi per sempre.
Salento!

16 agosto 2000dieci
(Gaetano)

tu,tu sei strano:ti avvicini,ti allontani..
amore,non amore,intolleranza.
Che ti succede?
Vorrei fossi felice,di qualunque felicità.Ho questa speranza sempre.Anche per te.

(Anna)

Che bella che sei.
Non credo tu possa immaginare quanto.E che belli siete in due!
Hai bontà,hai eleganza,femminilità e carattere deciso.
Hai amore anche tra le mani.
Hai sorrisi splendidi.
Guardarti amarlo con tutto questo,è uno spettacolo magnifico.

17 agosto 2000dieci

(mare)

A te gli occhi,sempre;a te il corpo,la testa i pensieri,le vene,le ossa.
A te il dolce e l’amaro,le correnti interne.
Questo amore grande si ricopre adesso come pezzi di riva tra le onde.
Non morire mai,mare mio.Se tu non muori,virò per sempre anch’io.

sono un pagliaccio

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Sono un pagliaccio.
no,non faccio finta,non mi sforzo,mi riesce facile.
Sono uscito stamane per andare in città e stampare quel book per l’esame di fotografia.
mi aspettavo di trovare compagnia ma ci sono andato da solo e come al solito l’ho trovato bello.
però mi intimorisce.Essere così affezionato alla mia solitudine,intendo.
Non che non pesi alle volte,anzi..direi che sa farsi sentire benissimo.
Il fatto è che,volta e gira,con tutta la guerra che mi faccio,io con me ci sto,ci parlo.Forse anche troppo.
Sono un pagliaccio perchè non sto molto bene ultimamente,non è troppo facile smaltire questa pseudo rabbia,la stanchezza per questo rapporto-non rapporto che emana fumi di arresa,disinteresse.E in tutta la solita autocritica,stavolta proprio non riesco a capire dove ho sbagliato.
Hei HEI Hei!!!!che sia chiaro una volta per tutte: amici,ex e compagnia bella,io non mi oppongo alla vita,agli imprevisti,anche se soffro sono io quello che onestamente guarda alla realtà delle circostanze,ne prende atto e agisce e vive,sempre e comunque.le soluzioni per me le trovo!Ho capito sbagliando.
Se dall’altra parte fosse facile almeno una presa di coscienza,due parole dritte e chiare,ci si risparmierebbero tante tribolazioni inutili del “che faccio,ci spero ancora?”.
e vabbè ma andando oltre..
sono un pagliaccio perchè dopo il mio book per l’esame (chiaramente non stampato,perchè vuoi che in un afosissimo giorno d’agosto ti si attacchi al culo pure la fortuna???) ho aspettato Ale e Burney su quella sedia di plastica,con la mia sacca mimetica e il mio libro aperto ed una volta accomodatomi, ho spremuto la mia angoscia,inghiottito il bicchiere e proceduto tra le pagine.
Sono un pagliaccio perchè sono poi salito su quella macchina,ho preso posto tra il cibo e le borse già caricate e siamo andati dritti dritti a casa di Cinzia che l’aveva imbellettata in nostro onore.
Che nonostante il piacere della compagnia qualcosa si sia spento negli anni,questo lo sapevamo ma non avevo voglia di sentirlo oggi quel silenzio da rimaneggiare e ho iniziato a giocare,a giocare con tutti,con tutto,con le parole,gli occhi,le risate per le battutine stupide,l’esasperazione dei gesti ingenui e divertenti.Non mi sono impegnato,m’è venuto,ero lì e l’ho fatto.
Gli altri ridevano,io ridevo,ridevo senza pensieri e con un solo però.
Poi le ore corse veloci,i piatti da lavare,quelle zucchine bruciacchiate,il caffè alla nocciola,il divano e il suono di lei abbracciata a quell’arpa,e il suo nuovo amore,finalmente.
Ho guardato,ho sorriso,ho ringraziato,ho gioito,ho ingoiato un pò di più il mio però.
Sono un pagliaccio e poi “ahh,se ti dicessi!” e Ale che fa : “no,ora tu dici!”,ed io qualche pausa,un pò di rabbia e la spadellata abbondante sul fuoco alto.E ho detto!
Sono un pagliaccio e torno dilà saltellando sul mio però che anche se ho ingoiato ancora non è sceso bene giù.
E adesso che finisce questo pranzo ormai pomeridiano?
e adesso un treno,un treno verso casa,un treno in compagnia e lui che dice “devi decidere che fare,che ti piace” e io che gli dico che avevo un sogno che non trovo più,che vorrei saper riconoscere in questo istante il mio nuovo obiettivo.E lui che fa “nella confusione devi fermarti!” e io che gli dico che non ho voglia di fermarmi perchè quando sei confuso devi tentare e tentando forse trovi. E lui che mi ripete che “devi decidere!” e io che gli dico che una passione non si decide,tutto il resto magari si.Non è bello perdersi. E lui che mi dice “immagino di si,non mi è mai successo!” ed io che gli dico “beato” e poi resto in silenzio.
Sono un pagliaccio perchè poi scendo da quel treno senza sedili disponibili e gli faccio un sorriso d’arrivederci,una smorfia un pò strana mentre sento risalire il mio però.
Sono un pagliaccio perchè?! perchè dico ad Ale che dentro qualcosa brucia ma che tento di sorridere,di sintonizzare la mia radio su frequenze positive e non parlarne troppo e lei risponde “come al solito!”.sorridendo.
Sono un pagliaccio perchè stasera col mio però esco là fuori a cercarmi una stella,a correre ancora magari,ad ascoltare la mia canzone,ad urlare con lei.
Sono un pagliaccio perchè gioco a ridere anche senza mentire?
No,sono un pagliaccio perchè mi importa di te,dei nostri dieci anni strani e sofferti ma devo insegnarmi a palleggiare con la tua assenza e a tamburellare marciando sulla tua indifferenza.

Alibi

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se non dovessi fermare questo momento in tempo,
se non riuscissi a frenare il sale dagl’occhi,
se il vento che arriva dalla finestra non smettesse di portare i brividi..
fermati e ascolta.
perchè ascoltando capirai.
chiunque tu sia.

pensieri confusi con poco profumo

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com’è che anche quando giuri di farlo per te e basta,sotto sotto ancora resiste qualche tizzone ardente dell’altro?

sto cercando poesie,quelle giuste per le mie foto troppo articolate.
ho in mente qualcosa che non so se verrà fuori.
vorrei raccontare con qualche cartolina questo momento,questa terra.
ma inevitabilmente ho impresso tutto con i miei occhi ed ho timore dell’odore che quelle cartoline si porterebbero in giro,sotto il naso della gente che le guarderà.
poi mi dico che ho già affrontato molte cose per avere ancora una paura così stupida.
e poi sarebbe come contraddire la buona regola di cui ho parlato nel post precedente.
“mettere fuori serve all’artista,è impulso incontrollabile e violento,non c’è pensiero alcuno per lo spettatore.”
queste parole che dovrei sempre ricordare mi spingono a pensare al dialogo tra un islandese e la natura,del Leopardi.
in quel caso l’artista era la natura,chiaro.
sarà che un tempo sono stato qualcuno che ora non son più.
ho dato tutte le colpe a quell’accademia ma so bene che la mia irrequietezza è data dalla consapevolezza che anche fossi fuori da lì sarebbe lo stesso.
sto maledettamente cercando di capire dove,come..
amo il mio bel modo di reagire quando ci riesco;mi fa sentire forte,più adulto,meno di nessuno.
“non farti dire stè cazzate dalla gente,tu sei una bella persona”.
parole di donna che hanno riscaldato poco,si son sciolte in un sorriso.
E poi giuro che tutto cabierà e tutto cambia per davvero.
E poi tutto torna se gli permetto di tornare.
Di questo momento strano amo la corsa nel vento di notte,in silenzio,tra i puntini di stelle che non cadono mai.
Spero Sandy non la prenda male ascoltando il mio amore per lui,per il vento tra pelle e tessuto,tra le ciglia,sui polpastrelli affamati..
Ma Sandy,tu lo sai,se lui è mio per una notte,presto tornerà da te.Concedimi solo un attimo di corsa in compagnia,una carezza nei capelli,un abbraccio avvolgente,pochi istanti di passione.
tanto la notte finisce,lui fa il giro e torna a baciare te,le tue labbra.

(foto di Dorotea Pace, che è una che con la macchina ci sa fare anche a luce scarsa se uno come me gli rompe parecchio le scatole. potete trovarla su www.vecchiamoleskine.wordpress.com
alle volte scrive più duro della roccia ma non solo così.)

dal sesso alla macchina fotografica.

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(Henri Cartier-Bresson)

Serve una penetrazione,questo è ovvio e lo sapete tutti.
Serve per la vita,serve per il piacere,serve per rilasciare liquido seminale,serve per entrare in contatto.
Si, lo so che si sprecherebbero illazioni riguardo chiodi fissi o perversioni, o ancora sui manuali più indicati,cartine topografiche minuziose e tom tom che indichino strade,circonvalle e caselli per arrivare dritti dritti al punto g,il narvana,la dimensione onirica ma..noi parliamo di punto di contatto,il varco del confine come viaggio avventuroso!
E non basterebbe una stretta di mano,un bacino a destra e a manca d’uso occidentale od uno sguardo di rapida intesa?
Ebbene si,ma anche no.
Studiata con gli occhi di un bambino di sicuro la realtà non sarebbe poi così interessante se tutto restasse sul piano immateriale,pura teoria enfatizzata (spesso pure lontana dalla realtà); un bambino c’ha bisogno di toccare,mangiare,impiastriciarsi le dita e bruciarsi per capire dolori,piaceri,fastidi;per ripetere solo ciò che gli aggrada o quantomeno per evitare ciò che gli duole.
Sarà che a quel bambino non hanno ancora spiegato che da grandi ci si involve diventando masochisti….ahh beata inesperienza…vabbè,dettagli divaganti!
Si insomma,ma che c’entra adesso con la penetrazione?
Bella domanda!
Un intro supersonico per dire che,allegretti,un giorno io e un mio amico ci siamo ritrovati a giochicchiare a “qual’è stata la volta migliore?” e,pessimo come sono a mantenere una sbornia volgare,ho veicolato tutto sui miei soliti punti di vista da ragazzo menoso e, parla tu che parlo io,dal sesso s’è finiti a parlare dell’amore con un pò più di parole per me un pò più di silenzi per lui.
Però non ha sbuffato,perchè anche gli “uomini normali” ogni tanto c’hanno bisogno di parlare d’amore,o di ascoltare raccontarlo.O beh,si,insomma,non m’ha lasciato solo a incespicarmi nei mei discorsi alticci.
Bene,la penetrazione,quindi?
E sì,un attimo,ci arrivo!
Quella sera ho guardato la sterpaglia attaccata al marciapiede infilata nei solchi dell’asfalto,i comignoli delle canne fumarie,l’anello al dito,le gambe nei jeans,aria e luce negli occhi,le statue in mezzo alle fontane..d’improvviso mi è sembrato che tutto,ma proprio tutto si concedesse alla “legge” della penetrazione.
Ma insomma si,che fanno le radici col terreno cercando acqua?Che fa il dito nell’anello per trovare sicurezza e creare definizioni?Che fa la luce con la pupilla;quel tritone in vasca tonda che sembra nascere dal suolo?Che fanno le gambe vanitose per scoprire il cotone fibroso di un jeans e mostrare il culo o i comignoli o i grattacieli che,presuntuosi come quella famosa storiella babeliana,penetrano giorni,stelle e notti e nuvole?
Ebbene,scoprire significa entrare,significa che non puoi fare lo spettatore (che detta alla Bersani sarebbe un pò come “lo scrutatore non votante”);che devi fare,se serve(e serve),anche il lavoro sporco,che devi diventare parte del tutto,come immergersi testa e corpo in mare per cercare di toccare il fondo con i piedi.
Come la mano di Amelie che affonda nel sacco di legumi,come il mio polso nei bracciali per darmi identità,il mio corpo che varca una soglia per entrare in un ambiente nuovo e scoprirlo.
Perchè arriva il momento in cui,per quanto strano sia,anche un “ragazzo menoso” ha voglia di concretezza,di esperienze tangibili,di contatto che diventa materia,fisicità degli eventi.
E’ una sorta di bacio alla francese con le circostanze,togliendo di mezzo,doloroso o no, tutto quello che per anni è stato si favola,ma non ti ha regalato lividi visibili o baci saportiti di saliva.
Nel meccanismo della rivalutazione non me la sono scampata ed ho pensato al mio solito modo di comunicare,di raccontare e soprattutto scoprire l’ivisibile scrivendo,disegnado,fotografando..ascoltando.
(cito da questa canzone che mi ha ossessionato il dì: “lo so che ormai non la rivedrò però vorrei fosse in viaggio verso me, stanotte mi dormisse accanto.Di lei vorrei quelle volte che camminerà per le strade senza me” . Perchè il cuore penetrato fa desiderare quell’intangibile bello denso,che si può quasi toccare.)
Combattuto sul “com’è che si cambia mò sto modo di fare,per essere attivi,meno spettatori eccetera eccetera?”,ho riletto i mei diari,riguardato le mie foto,i miei collage,i miei disegni;
ho pensato a tutte quelle grandissime personalità che prima di me sono state capaci di guardare con gli stessi mezzi il mondo,ho provato ad immaginare come vivessero.
Nella biografia della grandssima Diane Arbus su biografieonline.it compare : “Diane vive, fra agi e attente bambinaie, un’infanzia iperprotetta, che forse sarà per lei l’imprinting d’un senso di insicurezza e di “straniamento dalla realtà” ricorrente nella sua vita.”
Lei dice addirittura :”Una fotografa è un segreto che parla di un segreto.Più essa racconta,meno possibile è conoscere.”
Lo so,lo so,detta così sembra che non avesse poi tanta voglia di comunicare,di entrare in una vera e propria narrazione che parlasse col punto di vista dei suoi occhi penetrati,eppure “credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate” e “la cosa che preferisco in assoluto è andare dove non sono mai stata”, non vi sembrano forse affermazioni convinte di chi sulla “esperienza tangibile” abbia fondato la propria esistenza?!
O Richard Avedon che pur dichiarandosi affezionato alla superficie delle cose,lascia gli studi noiosi per arruolarsi come fotografo nella Marina Militare dove -cit.-” ha modo di girare per il mondo e di fare varie esperienze nelle situazioni più difficili. “
O il sommo maestro della fotografia,Henri Cartier-Bresson che non sopportava la stasi dell’ambiente altolocato e che usciva tra la gente comune guardando alla fotografia come la cattura di un momento perfetto,apice descrittivo di una storia di vita.
Bene,per descrivere un momento,devi essere li e per essere li hai già varcato la porta di casa o delle tue paturnie o più semplicemente hai aperto gli occhi e penetrato la reltà,quindi vissuta.
Ecco perchè,dal sesso all’amore,dai jeans a comignoli,alla fotografia,passando per il sottoscritto,in cerca di concretezza ho capito che certi modi di “osservare” non stanno a significare “non vivere concretamente”, e per quanto sia di quel genere di persone che depone la macchinetta se c’è da vivere un ballo,da saltare sull’erba o stare immobili sotto la pioggia,definisco l’obiettivo della macchina fotografica un pò come un sesso eretto che penetra il mondo e la vita per andarci a fondo o farsi una sveltina,capace di raccontare tutto e di vederci anche di notte.

stanza vuota da riempire.

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“vita” c’è scritto sulla porta di questa stanza.
una stanza con quel nome non potrebbe teoricamente essere vuota,nemmeno con la volontà che lo sia.effettivamente è così.
la fesseria del tasto reset poi,quella resta ciò che è.una fesseria,appunto.
ma mi invento che sia una stanza vuota da riempire la mia,perchè qui dentro le scimmie(ed io con loro) hanno fatto un disordine tale che necessito di un nuovo inizio,di uno spazio bianco e un pò di inventiva.
e se questo diventa il primo luogo lontano dai soliti che frequento,se questo adesso può permettermi di non piegarmi a nulla che abbia un odore antico,bene,inizierò da qui.
e nel frattempo,deglutendo il deglutibile e rigurgitando il rimanente,provo a dimenticare il resto e a costruire un momento chiamato -adesso-.
bisogna ritagliarsi il proprio spazio anche in mezzo alla più totale delle rivoluzioni.
iniziamo!