cosechefaccio quandosonosolo

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(impazzire a Manhattan,rivisitato digitalmente.)
Ci sono quei giorni in cui hai solo voglia di silenzio.
Che poi è un finto silenzio perchè c’è fuori
ma dentro resiste un’acuta logorrea da curare.
E’ come continuamente ascoltare le parole di qualcun altro che ha la tua stessa voce.
Quei giorni però li cerco;sono i giorni in cui sono solo.
La mattina qui già fa freddo per chi apre gli occhi alle 6.
In questi giorni di cui ora necessito mi do il tempo di fare tante cose e poche cose,mi do anche il tempo di annoiarmi,perchè mi serve anche quello.
Nella mia lista delle “cosechefaccioquandosonosolo” compaiono voci tipo..:

togliermi la copertona con un gesto che simula l’apertura di una grande ala destra per poi richiuderla ai brividi.e per questo ridere di me;
farmi le boccacce allo specchio contemplando a posteriori la mia infinita idiozia infantile..e per questo continuare a ridere di me;
con la stessa idiozia,riempire la lavatrice ed accorgermi solo a centrifuga avviata e non stoppabile che ho messo a lavare troppe lenzuola che non saprò dove stendere.e per questo sbuffare!
incontrare lo sconosciuto dirimpettaio tra i miei sbadigli sguaiatamente concessi al mondo e le sue telefonate mattutine in balcone;

ricordarmi e continuare a tessere i discorsi della sera prima, senza più semafori rossi;
mettere il faccioneocchiblu di Johan sul mio desktop,per ricordarmi che la vita è bella;
pensare che nonsochisonoio;
ascoltare fake plastic trees per otto volte senza mai fermarla,fare lo stesso con high&dry;
uscire di tardo pomeriggio per procurarmi una dose di additivi chimici inpastati a zucchero e coloranti per sentirmi piccolo e coccolato;
amare la falla nel divano,giacchè la doga vien via sempre dalàsotto e stringermi nella felpa per guardare film che mi insegnano come fare,su cosa ragionare,giacchè alle volte mi perdo e mi tartasso;
spegnere tutto,luci,pc,tv..restare al buio ad ascoltare il diluvio;
guardare,leggere,osservare..capire che l’amore mi rapirà tutte le vene del corpo,tutte le vene in filo porpora delle mie felpe rammendate;
rendermi conto che sognare di se non è essere il sogno.
anche chi tu ammiri e veneri non sa piacersi.Un uomo è speciale nella sua incapacità di capire d’esserlo.
Ragionare su questi anni,ribadire la conquista,ribadire la perdita e poi la perdizione.
alzare quel poco che basta la voce leggendo,per non far parlare l’altro nella mia testa,per farlo ascoltare;
capire che alzare quel poco che basta la voce per leggere, mi fa male alla gola ed ugualmente adorare sussurrare e continuare a farlo;
mangiare un abbraccio alle 2 e quarantuno del mattino,che ancora son sveglio a leggere di gente alla quale è rimasta la voglia di migliorare;
capire cosa significa andare avanti dopo gli errori,aggiungere definizioni al percorso e non giustificazioni: per un essere umano non dev’essere un martirio,perchè ciascuno di noi affronta un percorso o milleedue tra quelli passati e mai chiusi e quelli nuovi appena aperti.
La verità è che se siamo capaci di perdonarci e di andare avanti,dobbiamo anche essere capaci di accettare che ci basta o che ci deve bastare,senza lasciare spazio al peso dell’egoismo di chi c’è stato prima a soffrire per noi.Perchè si sa che certe cose le pesi e le capisci solo dopo.
Perchè,ci fosse un manuale scritto,probabilmente eviteremmo prima per non pentirci poi.Ma non si può.
Sorridere alla notte,disporre panni nel carrellino delle persiane per non fare entrare in casa l’acqua del diluvio;
ballare come in mezzo alla folla,anzi meglio,perchè gli occhi della folla non ci sono e non sono accompagnati da tante bocche storte e tu senza ci stai meglio,soprattutto quando si tratta di sbollire il sangue,il gesto più libero;
pensare a lei,a lui,a loro,al mondo,a me,a quello che è successo,ai miei genitori,a quello che ho,a quello che non voglio,a quello che potrebbe essere domani se mi piombassi giù ad avere più coraggio di sempre,che tanto lo so che so bene inventarmelo quello;
scrivere,scrivere che mi viene così,scrivere,che non voglio più farlo a colori perchè spiegare tutto è come non lasciar capire niente.tanto ognuno ha un’idea di te sempre e quello che sei è una storia diversa ogni volta;
divorare yogurt,sognare un fisico diverso,più alto,più fiero..
e pensare che poi forse ci descrive quello che ci hanno dato in prestito;perchè io sono anche un tipo che sparisce ogni tanto e solo se non ne avessi bisogno potrei rendere onore al corpo sognato;
finire uno tra i miei libri preferiti e capire che anche io ho dei pensieri che mi “appesantiscono le scarpe”,che camminare mi aiuta a metterli in ordine,a spiegarmeli;
trovare su una strada la rivelazione e cioè che tutto dipende da come decidi di stare al mondo.
Pensieri e cosechefaccio quandosonosolo.

allucinazione parallela

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E poi ti accorgi in una sera in cui non ci sei particolarmente,che saresti capace di restare a guardare i suoi occhi tremanti per ore o,le diresti,per tutto il tempo che resta.Raggruppando briciole ed avanzi di vita trascorsa,in un film che incolli a pezzetti e a casaccio,lasciando il piatto vuoto e sporco..ma così,disordinatamente.

Si dice sempre “sporco” d’un piatto dai cui lo sporco si è mangiato.Lavi il piatto.il tuo didentro no.

Bisogna cambiare i termini:esiste un vocabolario intero,concetti diversi,visioni del mondo.

Vagando così in quella sequenza reinventata, riscopri com’era bello contemplare la sua forza leonina,spietata contro i torti della vita.Avida,ingorda di forza;mangiava più di undici chili di carne al giorno.Come un ligre.

Pare che il ligre non lo crei la natura,è l’uomo che si sforza di far “fare all’ammore” un leone africano con una tigre.Ne consegue un miscuglio di geni da cui nasce un colosso di tre metri messo in piedi.Le leonesse hanno in se un inibitore della crescita che le tigri non hanno.E’ per questo che serve il leone per creare il colosso.Bello,dicono.Pare abbia le strisce della madre e la criniera del padre.Alle volte cresce così tanto che non sa reggersi in piedi per camminare,diventa presto cieco e sordo e non gli aspetta una vita lunga.In più un ligre non potrà mai accoppiarsi con un ibrido della propria specie:è sterile.La sua razza si estinguerebbe nel giro di una sola generazione.C’ha anche gli amori limitati.

Piangerà?

La ricordi in una fotografia in cui non ci sei ma ti pare di esserci:tu seduto su un basso gradino di marmo e la testa in sù;lei,il sù,raggiante nella sua criniera del successo,maestosa e colossale nell’incedere sicuro,con la vittoria che le brilla d’oro addosso.

Oro.E’ un lavoraccio andar la sotto a prenderlo.E’ un casino respirare;muoiono,si fanno male sotto quegl’elmetti.La terra viene sviscerata,sbudellata per qualche misero pendaglio.

Ma noi compriamo tutto ugualmente.

E poi una sera sul divano in una qualunque parte del mondo, lei cambia.

E’ una sera,una sera in cui canta sottovoce la canzone della sua vita mancata,dei suoi nervi tesi che si sciolgono ad un sole di primavera che non può vedere giacch’è inverno.o quasi.

è una sera,

una sera in cui non ci sei particolarmente,che saresti capace di restare a guardare i suoi occhi tremanti per ore o,le diresti,per tutto il tempo che resta.

Le crolla il capo dal collo in un disincastro rumoroso delle vertebre.

i palmi agli occhi,come piccole foglie aride,finalmente baciate da un’acqua bastarda.

Un bicchiere d’acqua salata è in grado di dissetare un uomo disidratato per nemmeno mezzo secondo.

Se fossimo rivestiti nell’interno d’una membrana a pori elastici,potremmo assorbire il necessario e vomitare cristalli di sale.

Bella com’è nell’essere persa,non cerco di frenare nulla dei suoi misteriosi intimi moti.

L’incanto è assurdo e poco sano per chi vorrebbe poter proteggere chi ama.

E non è come pensare che le serve andar da sola.E’ farlo,farlo e basta in un’immobilità irreversibile e naturale.

Poi 90 gradi esatti e su quel divano m’incontra.

Una rotazione della testa le porta il naso verso il mio incanto.Non mi rimprovera,le guardo gli occhi,un Kandinsky disegnato sulle palpebre dal trucco sbavato e appena mi dice:”come balla il mondo dietro a queste tende liquide.”

Sorridendo,come sempre,per qualcosa che non ha ed ha bisogno di creare.

il bosogno porta l’uomo a modificare gli eventi nel tentativo di veicolare tutto verso

la soddisfazione di quella data necessità.Chiamasi istinto di sopravvivenza.

La mia,invece,allucinazione parallela.

legame

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(foto di quel giorno al parco a ridere di noi,a sentire il vento,a dondolarci in mezzo.)

com’è?
ah si.
è che solo se li controlli, battito e passo sono diversi.
non lo fai di certo perchè lo vuoi,non lo fai perchè ci pensi:lo fai perchè sei un essere umano,lo fai perchè sei un uomo,animale,lo fai perchè sei natura,sei impulsi,sei gesti prima di essere te,col nome che t’hanno dato.E’ per questo che quando sei con qualcuno,piano piano,senza accorgerti,il tuo respiro va a tempo col suo,il tuo passo cambia..e prima destro e poi sinistro e le gambe danzano di cordinazione.
Siamo inevitabilmente portati a questo.
Anche il lupo,anche l’eremita.lo fanno tutti.
Lo faremmo tutti.
Se solo si concedessimo di stare,di
essere un pò con gli altri.

basta poco.poco così.
non di più.
forse un giorno saprò dire.
adesso non so che osservare.
fa un pò male,ma solo certe volte.
poi ho imparato a non pensare.a non pensare troppo.
il vento sa trasportare.
e insieme a te so starci bene.non mi serve impegnarmi.

il nostro è un legame strano.non le vedi mai le radici.le senti,le senti solo.
in un bicchiere,in un gambo di sedanoecertosa,in un
canto stonato della solita canzone da oreeore,in una
lacrima,in una porta in mezzo al parco,in una
corsa a perdifiato.
è cambiato tutto,i modi di reagire.
forse prima o poi non sentiremo nemmeno un dolore piccolo piccolo.
ti sorrido.
ti abbraccio.
e mi abbandono al tempo.