ho bisogno di soffitti alti

al stewart, brividi, correndo con le forbici in mano, Dildre, hear of the cat, sfogo, urla

brividi.Dite ad ogni Dildre che urlare fa bene!

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appunti su Lisbon Story

abbraccio, appunti, aria, cambiamenti, lisbon story, mente, passato, pensieri, sentire, viaggio, vita

Teresa la Cantante: È preoccupato per Frederico?

Teresa la Cantante: Tornerà,è solo un pò..

Philip Winter: e già, un po’..

Teresa la cantante: già!

Teresa la cantante: Ce l’ha una chiave della casa?

Philip Winter: No, tanto la porta è sempre aperta

Teresa la cantante: una è meglio averla. Ecco, prenda la mia!

Philip Winter: è anche quella del suo cuore?

musicista Madredeus: lei ora ne è il custode

Philip Winter: cos’è la chiave senza un bacio?!

“Il suono dell’assenza di Frederic!”

Philip Winter: grazie per la tua cartolina.

Teresa la cantante: l’hai ricevuta?!

Philip Winter: Mi sei mancata.Che mi dici del brasile?

Teresa la cantante: fantastico.

Philip Winter: raccontami tutto!

Teresa la cantante: volentieri ma non ora.

Philip Winter: quando ?

Teresa la cantante: più tardi…come va la tua gamba?

Philip Winter: ooo uff e…. le tue come vanno e come,come vanno le tue labbra ,come va il tuo collo,come vanno i tuoi occhi,come va la tua voce?!… sei talmente bella….

Teresa la cantante: torneranno tutti tra un paio di giorni

Philip Winter: e come faccio a ritrovarti?

Teresa la cantante: lascia la porta aperta!

Philip Winter: dormirò sulle scale!

(c’è tutto il mondo che ti viene in aiuto quando non riesci ad acchiappare un pensiero tra tutti quelli che ti svolazzano attorno.e allora adesso sono frasi,piccoli imput,viaggi brevi.Va benissimo così.non so trovare conforto che nella nuova aria da respirare.nulla,nulla che parli di passato,nemmeno un attimo.l’aria attorno,sarà anche bizzarro e poco romantico,ma dell’aria attorno è l’unico abbraccio che sono in grado di sentire davvero adesso.respiro la vita..perchè domani finisce in fretta ma oggi è ancora qui.)

la mia vecchia stanza era il mio blog

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la mia vecchia stanza ne ha viste di cose.
era uno spazio in continua ricerca,con un’identità sempre in nuova definizione.
la mia vecchia stanza c’ha sui muri la mia vita scritta ed ogni tanto,quando posso tornarci,aggiorno il percorso lasciando una traccia nuova.
la mia vecchia stanza era il mio blog.
anche i muri hanno le tasche,spazi per i commenti,le tags sconclusionate per associazioni allucinate.
la mia vecchia stanza ha profumato di vita,sempre,anche quando spegnevo la luce e mi chiudevo la porta alle spalle.
il posto magnifico,immaginifico al quale oggi faccio ode.
è la mia vecchia stanza e chi ci è passato sa che dire “è” può essere abbastanza.
la e con l’accento il cima vuol dire vita e la mia stanza lo sa!

giusto il tempo di una canzone

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un pensiero malinconico,
che dura giusto il tempo di una canzone.
Oggi,che è un giorno in cui piove e l’aria è triste ma felice.
scommetto che anche durante il temporale peggiore saremo sempre in grado di costruire qualcosa dal nulla,di metterci all’opera anche senza le basi,per pura necessità di resurrezione.
Siamo fatti così,noi:ci attacchiamo alla vita come un avido a una coscia di pollo nel giorno in cui ha più fame di tutti.
E anche se mi ignori,non smette di battere niente,ho imparato a distinguere i momenti morti dalle pulsazioni morenti.Sono due cose differenti,spesso anche indipendenti.
Sii felice,ombra d’una amica.
Pensandoti,non ho altro desiderio più grande.

uova

dentro, divenire, evolvere, fermentare, fuori, intimità, morte, mutare, osservazione, passaggio, percorso, teca, uova, vita

Uova

fotografate,illustrate,rotte,mescolate,infornate,bollite,osservate,associate,mangiate..

sempre per un motivo,anche quando non lo dici,anche quando non lo sai.

Dentro alle uova,fuori dalle uova.

L’intimità,lo stato embrionale delle cose,il potenziale di vita inespresso.

Tutto sottoposto,anche contro la mia volontà,agli occhi curiosi,invasivi,scrutatori e indelicati del mondo,del “fuori dalle uova”.

Ma crescere e cambiare significa accettare che qualcuno ti cali le mani nello stomaco e vedere che succede.E’ da tanto tempo che me lo dicono ma è solo da questa estate che davvero io so osservarlo,il cambiamento.E’ una cosa naturale,è come imparare:ci va di pari passo e si esprime un pò alla volta che quasi non ti accorgi.Anche se in verità in altre ti sorprende; I ritmi sono strani e tutto si stravolge e tu non lo sai gestire.

E il mondo si spaventa a guardarti.E tu devi dargli del tempo,ma non il tuo,non tocca a te.

Dopo quella esperienza,dopo una strana amicizia,dopo un anno intenso a cercare di capire,a non sapere dove andare,tutto in un book che c’ha dentro la mia vita passata(nessun aggettivo,basta,è stato quel che è stato) messo in mano ad altri,adesso un box 40×40 di plexiglass,chiuso per due anni con dentro “pezzi di fuori” e “pezzi di dentro” di un uovo, a stabilire una realtà che conosco e che non mi andava di pronunciare stasera.

Perchè tutto può cambiare;non credete a chi vi dice di no,anche se quei “chi”spesso siete voi..e spesso anch’io sono uno di quei “chi”.

Che male potrà fare guardarlo?Che male se,mentre cammini trasportando quella scatola,il micromondo dentro trema e si risistema sbottando in quattro angoli e poi nel centro?Non è forse già successo in altre scatole più grandi,non è forse già successo prima d’oggi?

No,non è una vera domanda,io ho la mia risposta,ed ho anche la vostra,perchè in tal caso sembra l’unica.

Presuntuoso?!Sperate di si,altrimenti vorrebbe dire che voi non esistete.

E sono uova,non a stabilire chi sono o chi ero,non a stabilire me o qualcun altro,in realtà a non stabilire.E poco importa quel che ci vede un altro:puoi invitare ad osservare,puoi anche inorridire,non sta a te decidere reazioni,cuoriosità e smarrimenti dei pezzi di dentro e di fuori di qualcuno che non sei.Io ho deciso di osservare,di forzarmi un pò,di provare a guardare da vicino il circuito invisibile,monitorarne il divenire.

Cosa è cambiato?

Ho chiuso le porte che intendevo chiudere da tempo,ho detto I miei no e poi ho iniziato a dire anche I miei si;a pensare che è questione di atteggiamento,di equilibrio precario tra decisioni ponderate e scelte impulsive,tra pentimento e coscienza,tra dispiacere ed esperienza,tra vita e morte.Faccio adesso della vita il mio più grande interrogativo senza affogare in un pessimismo limitante,sperimentando cure preventive alle patologie ed accettando che il malanno se ti becca,ti becca;guarire è scelta,è sacrificio,è forza,è bellezza,è condizione esistenziale.

Tra dentro e fuori,tra rumore e silenzio,tra passato e presente,tra quel che posso e quello che potrei, non butto niente e lo metto in saccoccia perchè se tutto è fermentato fino a qui,tutto continuerà a mutare anche oltre.Ad esclusione di nessun passaggio,nemmeno quello della morte, o della vita dopo la morte.

sotto il cavalcavia

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attraversando la strada,sotto un cavalcavia,mi son chiesto:chi non ha mai visto il mondo con i propri occhi,purtroppo,i colori sa immaginarseli?
mi sono risposto di no e mi si sono appesantite le scarpe;ho pensato a tutto quello che io non so fare ad occhi chiusi ed ho capito che sono io a non saper immaginare i colori perchè li conosco già.
mi si sono alleggerite le scarpe ma a metà.
ho scrollato le spalle ed ho superato quel pezzo di strada,sotto il cavalcavia.
poi ho pensato che Bjork m’avrebbe aiutato anche se non sapevo bene in cosa.

appunti,sulla circolare sinistra

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perchè diventiamo capaci di fare grandi discorsi che sembrano poterci cambiare la vita,rivelazioni di un minuto che si aprono come portoni dietro i quali ci impegnavamo a citofonare da un pò e poi si crolla ancora?
perchè siamo così tanto affezionati al dolore?
perchè se racconti una storia o la tua storia,quando “gli altri” sentono l’odore di una ferita si fermano a dirti che ne avete una uguale ma che la loro è peggio,fa più male?
ma che gioco è questo?
non mi piace,ora che sta cambiando tutto.
no,non sono disposto alle contaminazioni nere quando potremmo alleggerire il carico e ripartire,in qulunque modo,con qualsiasi soluzione.
bisognerebbe imparare che non è questione di quanto la vita ti condiziona ma di come tu condizioni lei.
io mi sto appuntando la lezione.

meno male che ci sono le vecchiette qui a milano

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MENO MALE CHE CI SONO LE VECCHIETTE QUI A MILANO A RALLENTARCI IL PASSO(anche se non le ricopriamo di belle parole) E MENO MALE CHE CI SONO LE PATATINE ALLA PAPRIKA(perchè c’ho fame e non c’ho soldi,mica per altro!)

Ieri ho seguito la prima lezione di quel mostro di corso da cui tutti hanno tentato invano di mettermi in guardia,display;prima lezione: sound design.
Esaltazione pura!
Avevo mille domande e mille appunti da fare,mille osservazioni e mi pareva di sentire l’eco nelle testolone degli altri recitare: “tappati la bocca,secchia!”.
Inutile dire che quell’eco non ha funzionato(forse non troppo inutile giacchè lo scrivo ugualmente.vabbè)
E allora abbiamo parlato degli studi e delle filosofie sul suono sintetizzandolo in un arco di tempo lunghissimo a pensarsi ma brevissimo a dirsi;siam passati in fretta dal sedicesimo secolo al finire del diciannovesimo,al ventesimo coi futuristi e gli “intonaromori”;dal francese Schaeffer nel ’48 al tedesco Karlhein Stockhausen nel ’51 con lo studio fur elektronische musik per la ricerca dei suoni puri, per poi approdare nel contemporaneo tra Alva Noto,Sakamoto,Ben Burtt e Lasse Gjertsen…
tanta roba tra taxi driver,alien,wall-e,Alan’s psychedeli breakfast dei Pink Floyd.
Allora,per riprendere il giuoco delle libere associazioni con Puppu e Lollo,ieri estasiato ho iniziato a fare attenzione a tutto e a indagare per scoprire se quell’attenzione ai suoni l’avessi già posta in precedenza.
Quasi otto anni fa credo d’aver iniziato davvero.
Ero in camera di mia sorella col suo stereo (perchè il mio l’avevo già rotto…ma và!)
e c’avevo caricato su un cd,ai tempi della finestra di fronte,ai perenni(sembravano interminabili) tempi da “Raul Bova è un figo”,per lei,e “Senti la voce di Giorgia” per me.Ossessionavo i miei “ex coinquilini” con le sue canzoni.
Vabbè,comunque quel giorno ero li, nella sua stanza e tornavo indietro e ancora indietro e ancora e ancora su un verso che diceva “quello che non abbiamo”,quel punto preciso li,capace di sciogliermi,quel punto preciso li,che sembrava che la voce si piegasse,si abbracciasse sola,come una donna nuda,esposta al vento.
Mi è capitato con le voci,con le lettere marcate,le parole modificate dalla lingua che batte sui denti più del solito,che resta li due secondi in più,ferma.
All’epoca forse puntavo più a quelle parole che alla musica,al suono che provenisse da organismi morfologicamente simili a me.
Col tempo ho talmente svalutato le parole,che anche se con le parole scrivo,se i pensieri sono fatti di parole,se parlare è fatto di parole,ho iniziato a cercare l’inesistenza del silenzio,o la verità in descrizioni espresse in linguaggi sonori differenti.
i tick-tock o i tick-tack,le mascelle;la porcellana;come nella canzone dei pink floyd,perchè con il rumore della porcellana puoi sapere grandi cose su chi la utilizza,la sposta;le fibre…la schiena sudata che alle medie si distaccava dal dorso dello zaino,lo corde da tirare per stringerla addosso,l’attrito;le ciglia,dannate ciglia dall’amore facile;le mani,l’incastro fa rumore;i passi,che hanno infiniti suoni,dipende da dove cammini,dipende da come cammini;quel ticchettio della penna,il legno della matita che si incrina e si spacca sotto i denti d’avorio,la felpa,il cotone che striscia sulla tua pelle,il mio ginocchio contro il tuo,tamburellare di dita,risucchio di saliva nervosa,i capelli mossi dalla mano,il rumore sottilissimo di quel morso alle labbra,le ruote,rugose come le labbra,che sgommano via,le pietruzze dell’asfalto,una contro l’altra,l’altra contro l’una..le mie chiavi di casa.
oddio,che interminabile elenco potrei tirar già.é una vita che conservo sensazioni.Anche i brividi fanno rumore.
Avevo la presunzione di sentirmi alieno nell’appoggiarmi alle note quotidiane,mi pareva fossero il mio universo parallelo dentro alla bolla che escludeva gli altri.
Li additavo,”superficiali”,dicevo,li giudicavo.Cattivissimo,ignorante,beando me stesso in un distacco di cui colpevolizzavo gli altri,famosissimi,ignoti,altri.
Senza contare che la placchetta metallica delle nuove scarpe da ginnastica, stava già tintinnando contro il bullone di un tombino in piazza Vittorio,accomodata ai piedi di qualcuno che mi vedeva ridere in lontananza,puntando me e pensando “gli altri!”.
L’avessimo saputo tutti quel giorno,in piazza Vittorio che nessuno e tutti eravamo “gli altri”,immagino ci saremmo sentiti meno soli e un pò più liberi di fare attenzione ai suoni,di parlare un pò di meno.
Da piazza Vittorio in terra mia ai tavoli di fòrmica qui,in Nuove arti a Milano.

MENO MALE CHE CI SONO LE VECCHIETTE QUI A MILANO A RALLENTARCI IL PASSO(anche se non le ricopriamo di belle parole)

le decisioni importanti

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ascolto i velvet,non mi deprimono più.
Ritorno a pensare nei giorni “tutti da rifare”,sotto “la pioggia di stelle”.
Io oggi penso solo a me,accetto incarichi e proposte,accetto che la mia vita cambi,accetto me,i miei colori strambi.
accetto,oggi,di prendere decisioni importanti,come la decisione di svegliarsi ed essere felici,così,per gli stessi identici motivi per cui ero triste ieri.
Mi chiedi come sto? Come un pittore impazzito,euforico!Mi chiedi perchè?
Ti rispondo “la vita”,la bevo.A ritmi miei.Sto bene e bevo,rido per il singhiozzo di quando sono avaro.
Crescere vuol dire tante cose,ma togliamoci dalla testa che ne trarremo certezze,non succede,succede solo che impari a decidere,anche quando non hai idea di quello che sarà.
E’ bello curarsi,riprendersi,perdonarsi,darsi nuove possibilità.
Ritornano i colori,uno ad uno o tutti assieme e li riscopri,e quante belle storie.
No,non sono andati via i problemi,non sono andati via quei motivi lì,li ho stesi tra i panni bagnati,attendo che s’asciughino,mi fido del sole anche se pallido,mi fido di me.
Mi fido delle mie mani.Hanno tanto da fare.
E’ un viaggio dentro la vita,la mia,per raddrizzare tutte le mire sbagliate,per centrare i barattoli,per scansarne qualcuno magari,massì!
Aspetto la prima neve,non più la prima nave.
So nuotare con le braccia mie.
Decido di stare bene!