sarà una corsa

Uncategorized

per ora è di 20 scatole di modeste dimensioni e qualche maxi valigia il resoconto dello spazio che occupano gli ultimi tre anni della mia vita,anche se molte di queste contengono roba vecchia di non so quanto.

sarà una corsa il prossimo mese ormai alle porte,
sarà una corsa controvento ogni volta che tenterò di strappare mare e sole ai miei doveri;
sarà una corsa ogni volta che nel prossimo mese soffocherò qualche bisogno più profondo;
sarà una corsa tornare qui,raccogliere tutto e scendere ancora;
sarà una corsa scrivere appunti,ancora sulle mie caviglie,sognando quella california al profumo di spuma d’oceano;
sarà una corsa in bicicletta verso tutto quello che non troverò nei giorni del prossimo mese e magari anche in quelli dopo ancora;
sarà una corsa e in questa corsa tutto questo schizzerà via dai miei fianchi alle mie spalle, e probabilmente mi ritroverò sperduto ed eccitato.
L’ha detto anche papà,che poi si salpa per un’avventura nuova,si volta pagina.
Stai tranquillo Nicolò,dai,stai tranquillo.
Vivere senza i brividi,anche quando questi portano un gelo tremendo,lo sai,per te non ha mai avuto senso.
Sarà una corsa.In qualche posto arriverai.
Annunci

con la luce che parla di pioggia.col suo profumo.

Uncategorized

mi innervosisce quando sto così,quando sento di aver bisogno di dover metter fuori qualcosa che puntualmente non trova parole,che non sa spiegarsi,che rimane irrisolto,bloccato da qualche parte che non so,impedendomi così anche di forzarlo,spingerlo fuori.

e mi innervosisce non riuscire nemmeno più a scrivere,perché a differenza di un pò di tempo fa,adesso non ho più i miei vecchi testi,parole che mi aiutavano a capire il “prima” per indagare “l’ora”.

Ma non posso risolverla così.

Non conosco più le mie vecchie parole perché la mia testa le ha trasformate in immagini e non c’è alcun suono in quelle.

così oggi metto una canzone,una sua,vecchia.una che nessuno mai sospetterebbe io possa ascoltare.

Diventa quasi la piccola parte di me che piange e grida in silenzio,che si crogiola in un angolo di inverno dal quale probabilmente non scapperà mai.Le maniche lunghe,giù fino ai polsi,il cappuccio sulla testa,le ginocchia al mento.

Eppure quanta strada,quanto tempo e quanta vita per farla diventare piccola quella parte d’inverno che prima era l’unico spazio che abitavo.

C’è una ragazza che non conosco ma che sento forte e da lontano.Lei a vederlo bene avrebbe chiamato “bolla” quello spazio.

Io la bolla ce la vedo ancora,è solo un pò più leggera,ha solo un colore diverso.

“Solo” piccoli mutamenti con conseguenze molto più ampie.

Probabilmente questo senso di soddisfazione che ogni tanto riscopro nei confronti di me stesso è dovuto al fatto che,più di tutto,con le mani mie ho afferrato spine grandi e forti e le ho strappate via nel tentativo di liberarmi con tutta la rabbia del mondo.

Riuscirci,per una persona che è stata come ero io,è una gran,gran cosa!

Respirare è stato come scoprire la vita per la prima volta,come il pianto di un bimbo appena nato.Come aver appena preso coscienza che occorre l’ossigeno per potersi muovere.

Credo tutti i cambiamenti più grandi ci sembri arrivino all’improvviso solo perché l’euforia di scoprirli ci rende incapaci di ricordare quanto esercizio abbiamo fatto prima.

Eppure c’è qualcosa che non cambia,come questo trasformare,col tempo,in piccole piccole le gesta che prima ci sono sembrate enormi,eroiche,solo perchè siamo affamati ed affannati nel tentativo perenne di scavalcarci e non darci pace,come se essere uomini non ci bastasse mai.

Ma c’è anche qualcosa d’altro;intendo altro che non cambia:

se quel piccolo inverno rimpicciolisce e poi a volte s’espande,come una piccola cassa toracica che gode di vita propria,un piccolo inverno che forse domani sparirà o forse mi accompagnerà anche in minima parte per tutta la vita,c’è qualcosa,quel qualcosa che anche quando lo chiamo “mancanza” so bene che sto dicendo “vita” e che sto dicendo “speranza”.

Io alle volte mi fermo,lo faccio in maniera stupida ma necessaria,però c’è dentro,è innata ed è la curiosità di vedere quel che c’è dopo,è la voglia di credere in tutte le possibilità,in tutte le sorprese,magari anche nell’amore o, per meglio dire,soprattutto in quello.Un amore che è ben più distante dalla concezione e dalla forma che quotidianamente svisceriamo con le parole ed è più vicino invece a quella che ogni giorno si manifesta,perchè ci siamo,perchè la creiamo,aldilà di tutte le regole e di tutti i contorni che vogliamo appiccicarci addosso,riuscendo malamente,ma pur sempre riuscendo,mio malgrado,a farcela.

non rileggerò queste parole.probabilmente avrò scritto cose difficili da interpretare anche per me.

ma è la mia caratteristica quella di complicare sempre un pò le cose,anche se sono ormai tre anni che lavoro per semplificare tutto.e mi piace un sacco quando ci riesco.

ora basta.

un sauto.al profumo di pioggia.

braccia

Uncategorized

Si chiamano braccia.Abbiamo messo in forma fisica l’intero mondo inafferrabile che abbiamo dentro.

Perciò alle braccia abbiamo dato funzioni e, dalle braccia, ne abbiamo ricavata una su tutte.

Braccia da allargare mentre sei ad occhi chiusi in mezzo al vento, braccia per abbracciare un corpo diverso dal tuo,provare a sentire,a volte ad ingannarsi, che non siamo così soli come ci sembrava.


Braccia per dire che possiamo estenderci nel mondo un pò di più, quando già siamo in piedi ma non siamo ancora in grado o non vogliamo saltare più su.

Braccia per dire che non ne abbiamo mai avuto un paio estensibili,piumate,aerodinamiche, ma ci sono,son quelle che abbiamo,le usiamo per allontanarci,per allontanare,anche.

Braccia per estendersi a ripescare quello che abbiamo allontanato o avvicinarsi a qualcosa di completamente nuovo.

Più di tutto braccia,su cui far forza,imparare a sostenersi,braccia per incorniciare il collo di chi ti cammina accanto una sera o due,improvvisando a raccontarti un dolore o la rabbia non detta da una vita intera.E quelle braccia,baciate per fiducia e gratitudine,le stesse che da solo tu non curi mai,a causa d’un angolo di cuore inaridito.che scemenza!


parliamo un pò.

non so che dire.

usa le braccia!

il professore di inglese

Uncategorized

Così che alle volte ti fa strano ,mentre tutti i tuoi

“compagni-sconosciuti” sono giù a fumarsi la pausa,riscoprirti da solo in aula,affacciato alla finestra davanti a quel bollente corridoio di luce sospesa,mentre ti capita di credere di non pensare a niente e invece ti stai sentendo piccolo,con la mano sotto il mento,l’espressione che non controlli,in perno sul gomito in un tremolio che non avverti.
Così che poi,quando i primi “compagni-sconosciuti” rientrano e rientra pure il professore di inglese,lui ti fa : “How are you? It’s all ok?What are you thinking,Nicolò?”
con quella precisissima fonetica a cui noi dobbiamo abituarci e che lui dice che dobbiamo conoscere “like the back of your hands”,la stessa che dimentico nel tentennare frastornato,nel guardarlo come fossi appena sceso da un altro pianeta, rispondendogli “I don’t know.Nothing…i think!”.
Così che in un attimo poi,tutto quello che ti capita attorno diventa una nebulosa ricca d’afa e l’unica cosa a cui pensi è quale faccia dovessi avere per preoccupare anche lui.E sai che potresti pentirti di un desiderio compulsivo di rispondere a quelle tre domandine,non sapendo bene come,provando a raccontargli qualcuna delle tue storie.
E’ strano,un pò destabilizzante quando,qualcuno che non conosci,se non per i suoi occhiali ed il suo accento, ti pone domande così semplici e a tratti così intime.
E’ strano passare dai mega sorrisi di una squadra improvvisata giù in colonne di ieri, agli occhi in apprensione di oggi del professore di inglese.



E’ strano.tutto qua.

preludio di una vita da bohemian

Uncategorized

Si avvicina il periodo delle incertezze,dei palazzi sospesi a mezz’aria,dei biglietti di andata e ritorno e quelli di sola andata.
Tu come stai?
Io non lo so. Qui direbbero “un pò di para”. Mille cose da fare e poche energie rimaste.
Di combattere si combatte sempre,anche per un corso di inglese e quattro punti di credito in più.

lista delle lunghe cose da fare nel prossimo corto periodo:

– aumentare ore e giorni di lavoro dal prossimo lunedì (meglio.soldi in tasca);
– iniziare a preparare quella cazzo di consegna per display (se potessi me ne fotterei altamente perchè sono stufissimo di sta storia);
– cercare di sbattermi ancora per questo corso e sperare sempre più intensamente che elemosinare un aiuto funzioni.Di conseguena aggiungere 4 h intensive ogni giorno dopo il lavoro;
– preparare gli esami che restano e lasciare spazio alla tesi che non ho ancora assolutamente inizato..e che mi preoccupa il fatto di non riuscire a preoccuparmene;
– impacchettare il mondo perchè per il primo settembre dovrò sgombrare casa e non so da dove iniziare.Maybe dal buttare via la maggior parte delle cose;
– in tutto questo inserire la palestra di cui il mio corpo necessita e metterci pure qualche giorno di mare perchè la mia testa ha subito particolari manipolazioni e manomissioni in questi ultimi mesi,e il mare si sa,can cure everything;
– partire per Parigi il 24 settembre,ritornare in data non stabilita,cercare poi di abbozzare idee per le mosse successive.

Comincerà così la mia vita da bohemian in cui potrei anche trovare la direzione da prendere.
E dire che però,in tutto questo marasma e pieno di periodiche confusioni,ieri,mentre facevo la doccia,m’è quasi venuta l’illuminazione.
E non mi pareva nemeno troppo una fuffa.

Fare,brigare,andare.Completare sta cazzata,viaggiare soprattutto,riconoscersi da qualche parte.

Nel frattempo molto,molto,tanto zen!