quelle parole nonsoloparole,divenute soltanto -vecchie stregonerie-

fantasie, immaginazione, realtà, ricordi, sbam

” ma i tuoi occhi?i tuoi occhi che dicono? i tuoi occhi solitamente di che piangono?

Le note…la musica risale le mie vene a flusso contrario,combatte col sangue,trova il suo spazio e si espande nel petto.vorrei sapere di te,vorrei dirti di me.
non distrarti,non distrarti,non distrarti,non distrarti..baciami,sorridimi,stanotte resta.

“Ma tutti quelli che scappano dall’amore,n’dò vanno?”
hai scritto una volta.
ti prego,ricordamelo sempre,insegnamelo,tatuamelo su ogni singola costola.
no,non le conosci le mie costole,non lo conosci il mio corpo,le mie costellazioni di stelle brune.
due corpi si piacciono sempre se le anime hanno fame?
io son scappato,io son fuggito.tante,tante volte.indole,paura,tutto.
“ma tutti quelli che scappano dall’amore,n’dò vanno?”
come si fa ad impararlo?
come si fa a trovarlo, un posto dove restare senza sentire la necessità di andar via?
ma dove,dove vanno?
con la speranza di trovare l’amore ed i piedi già pronti a scappare via,nella direzione opposta.
le cose belle,quelle belle da guardare,quelle belle da sentire,fanno anche piangere.
ma non è un motivo buono abbastanza.

E io piangerei stanotte.
potrei guardarti dormire,il tuo corpo girato su un fianco,con le mani vicine al viso.
proprio in questo momento ha iniziato a piovere.
una di quelle piogge estive che iniziano lente e potrebbero sfogarsi poi,più ingombranti,più pesanti,più passionali.
Perchè la pioggia è un bacio del cielo alla terra; ai visi di chi resta ad aspettarla,col naso in su.

Stanotte piangerei per la bellezza;
stanotte mi scioglierei di più e se anche fossi sveglio,non avrei parole per raccontarti del mondo dentro. ma tutto il resto parlerebbe.
e sarebbe una notte di piccoli suoni,di scricchiolii e di grilli, di gambe che si muovono fra le tue lenzuola bianche, di ciglia che si districano piano,
di luccichii di pupille,di fiato che esce da un sorriso in mezzo al buio;del tuo sonno che tarda ad arrivare.
non distrarti,non distrarti,non distrarti,non distrarti..baciami,sorridimi,stanotte resta.

Sono un pazzo ad abbandonarmi a questo flusso di coscienza,sono un pazzo a dirmi che non c’è problema,sono un pazzo ad
immaginare tutto questo se nemmeno so se esisti,se nemmeno so dove.
sono un pazzo a credere che tu sia sostanza così vivida dentro alle mie immagini.
ma in tutti questi anni di storia,nel mondo qualcuno a un certo punto  i pazzi li ha anche elogiati.
Se c’è qualcosa di sano in tutto questo, in un giorno qualunque incontriamoci al sole e guardiamoci senza caselli,dogane da pagare con un testa e croce al timor di vivere ancora.
Non per giocare a dimenticarci chi siamo o fingere d’ essere altro;piuttosto per non confonderci e ri-provare a credere che
non esista  limite troppo ingombrante per chi prova a rincorrere la bellezza.
E quello che succederà poi,mi auguro, sarà un’altra stregoneria. “

Di(s)Sapori

gomme da masticare; menta; baci, seattle gum wall; tasca sinistra

E poi c’era quella storia delle gomme da masticare,che non mi piacevano e nemmeno sapevo come chiamarle;che tutti avevano un modo diverso e tutti convinti che il proprio fosse giusto:
“ciùingàm; no, cèwingàmm; no cìcles; no,confetti..”.
E dalle che io poi continuavo a chiedere solo “gomme”, che pure il dentista mi aveva detto di masticarle per pulire bene i denti inarrivabili,quelli del giudizio.
Però a me non piacevano lo stesso e quindi stricavo di più e masticavo di meno.
Però poi ti ho conosciuto.
Mi ricordo che quante sigarette che fumavo,una dietro l’altra,per riempire di qualcosa quei silenzi,fino a quando ti veniva in mente qualcos’altro da dirmi.
Io invece di cose te ne dicevo ma più che parlare avrei voluto ascoltarti,curioso e chissà,forse in cerca di una sorpresa che mi rubasse gli accendini e condensasse tutto il fumo in una nuvola sola,da soffiare in un colpo e via.
Però tutte le volte che me ne stavo in silenzio mi pareva di appesantirti o di non intrattenerti e allora credevo che mai ci saremmo piaciuti abbastanza.
E me ne andavo alzando le spalle,convinto che non sarei più tornato.

Ma poi quando rifacevo la strada verso te,o quando stavo lì ad aspettarti tra una tua distrazione e un’altra,ma quante gomme che mi mangiavo.Alla menta,
con la sola idea che forse,da un momento all’altro ti sarebbe venuta la voglia di baciarmi ed io non volevo che i nostri baci ti sapessero di fumo.
Mentre per me un tuo bacio sarebbe stato un bacio tuo,di qualunque cosa sapessi tu.
Da allora compro gomme alla menta,continuo a chiederle nello stesso modo e tutta una metà del pacchetto la offro e l’altra me la tengo in tasca,nella sinistra soprattutto;
ne mangio poche e raramente, e le conservo per i baci inaspettati,quelli a sorpresa.
Ma per le sorprese non c’è allenamento e preparazione,mi hanno detto.
Allora quel giorno,io spero,avrò mangiato normale e fumato uguale,e che non sia invece uno raro e mentolato da gomma da masticare.
Che magari anche un mio bacio sarà un bacio mio.

(ph: Seattle gum wall by web)