MI RINCUORA [cose a cui penso -capitolo secondo-]

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ho pensato “non lo sai,tu non lo sai,non l’hai capito ne mi hai capito!”
ti ho aperto il cuore,
hai detto “ok”
ti ho chiesto scusa (sto ancora cercando un motivo) ,
hai detto “ok”,
ho preso distanze,
hai detto “ok”.
ma a me mi stavano già sulle palle tutte le persone a cui sta tutto bene o tutto male.
allora ho pensato “non lo sai,tu non lo sai,non l’hai capito ne mi hai capito!”

Adesso, se avevo ragione, tutto ciò mi rincuora.

ESAGONI [cose a cui penso -capitolo primo-]

api; esagoni; vita; scarpe rotte; bussola; senso di perdizione;

esagoni

Un uomo si guarda le scarpe rotte; si ferma per strada e si guarda le scarpe.
Nel frattempo le api costruiscono esagoni,così,istintivamente,perchè conservano la certezza di quella forma efficace,intelligente,facile da incastrare.
ed io mi chiedo i perchè.
Perchè?
perchè non siamo come le api?
perchè non abbiamo le stesse innate certezze?
perchè noi non voliamo -bzz bzz- , perchè non costruiamo in modo intelligente?
perchè non ottimizziamo gli spazi del cuore o dentro le nostre stanze;
perchè non incastriamo gli abbracci giusti?
perchè non seguiamo,così,istintivamente,l’unica fonte certa di una vita felice,utile,ben fatta,intuitiva?
perchè a noi è riservato l’incerto e la ricerca di un senso?
Perchè non c’hanno mai messo una bussola nel taschino prima di dirci “adesso vai!” ?

per chiamarti cento volte

cento volte; perdita; richiamo; respiro; corridoio; soffocare; braccia; pareti; Marcel Cerdan; E'dith Piaf; Non, Je ne regrette rien

Com’è soffocante sapere di perderti ora e per sempre;
un sempre che dura fino a che perderò anche me.

Urlando a voce roca e stridula al contempo,
inciampando nei miei stessi passi fino a battere a terra le ginocchia e dopo i pugni,
e dire il tuo nome cento volte almeno senza aggiungere altro,
solo il tuo nome,
al centro di un corridoio dove traballo e cerco equilibrio allargando le braccia non del tutto,
appena flesse sui gomiti e coi polpastrelli a sfiorare due ruvide e gemelle pareti.
E per chiamarti,per chiamarti cento volte e cento volte almeno;
perchè non torni non potendo tornare.
Cento volte che non mi salverai le orecchie da quel tuo nome elegante,
chiamato male e urlato dalla mia gola stretta;
e cento volte e cento volte almeno, che non mi calmerai e non solleverai la vestaglia in raso,
scivolata giù dalla mia spalla.
<< Marcèèèèèl >> io griderò senza punteggiatura,
fino a che non avrò più voce.

Nessuna voce più nemmeno, per chiamarti cento volte e cento volte almeno.

Ti cercavo

la porta di casa ha per maniglia l'ombelico
Ti cercavo;
ti cercavo sempre,
in mezzo alla gente, per la strada a mezzogiorno o la mattina presto,che era un momento prezioso;
nei centri commerciali: tra gli scaffali dei biscotti che non posso mangiare più o al banco verdure,a immaginarti di desiderare di avere il tempo per sceglierle con cura,ma a ritrovarti -forse a decidere- di non averne abbastanza.
ti cercavo;
cercavo la tua lentezza mentre provavo a fabbricare la mia velocità,in un adattamento a volte facile ed altre impossibile;
ti cercavo in lavanderia,come in quei film ormai troppo banali e
ti cercavo al centro di una piazza grande,
con il mio stesso senso azzerato dell’orientamento.
ti cercavo in un’attesa del tram o in una comparsata su una panchina,quella davanti al parco ma non dentro,
ad aver voglia di interrompere (e chissà perchè)
il mio flusso di pensieri malinconici e rilassati.
Ti cercavo;
Ed arrivavi ogni volta fino a che non alzavo gli occhi o non facessi il minimo gesto, abile a distrarre la mia immaginazione.
Ti cercavo.
Poi ho notato di aver lasciato un pò di me in ciascuno di quei posti,fino a non aver più niente da riportare a casa.
E mi ricordo che ho inventato mille nuove cure assurde;mi sono ammonito ogni volta che ho alzato di nuovo la testa per scorgere di te e non di me.
Ma poi ho imparato che è proprio vero che ci si abitua a tutto:
a cercarti ancora
come anche a camminare soli.
E se l’indole t’aiuta,in un certo senso è come essersi fregati da soli.
Ancora.
 
Ti cercavo.