il motivo

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c’era la gente che lo cercava;
c’era la gente che ci credeva,
c’era la gente che lo creava;
c’era la gente che ci sperava;
c’era la gente che se ne fotteva
e poi c’era la gente che non ci riusciva;

c’era la gente che ci si aggrappava;
c’era la gente che se lo inventava;
c’era la gente che non ne aveva bisogno
e c’era chi lo diceva ma faceva finta;
c’era poi la gente che se lo scriveva,
per tenerlo bene a mente,per non perderlo
di vista;

c’era la gente che se lo comprava;
c’era la gente che se lo scopava e
in altri casi lo partoriva;
c’era la gente che lo cambiava ogni volta
e poi invece quella che perseverava,
insisteva sempre sullo stesso;

c’era la gente che si perdeva
se non ne trovava uno.

c’era
tutta quella gente là,
e c’è ancora.

poi,un bel pò più sù,
ci stava e ci sta da un pò di tempo anche
l’universo con le sue costellazioni di
giganti rosse e supernove e chissà cos’altro.
e c’era e c’è la gente che s’incantava e che si incanta ancora a
starci su,con la punta del naso verso il cielo.
e sono sicuro che c’era e che c’è ancora, quella stessa gente, che
a quel punto se lo dimenticava,
il motivo.

e si sentiva liberata.

la torrefazione,all’ora d’aria

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era la torrefazione dei nostri muscoli involontari:
c’eravamo messi li tutti quanti,
col cuore in mano  e in attesa del sole più caldo all’ora di punta,
per tostarlo ben bene,arrostire la buccia e
rimettercelo in petto che ancora scricchiolava con l’odore bruciacchiato.
E ad ogni sniffata ci piaceva convincerci che c’eravamo fatti più forti,più controllati,
più impermeabili a quell’immensa bruttura che c’aspettava là fuori.
ecco che facevano noi, innocenti e colpevoli durante l’ora d’aria.
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sintetizzarsi una vita

Firenze; UNAccì;Wisława Szymborska; curriculum vitae; biografia; cv; bio; sintesi; vita; il senso assente, il mio vero nome

Esattamente cosa cercano quando ti chiedono una biografia di poche righe?
Perchè si da il caso che anche la più piccola vita,pensavo,possa essere piena di minuscoli dettagli da biografia di poche righe.
Credo,per un attimo,di aver pensato – senza la benchè minima intenzione di sminuirne l’acutezza e la profondità – come la Wisława Szymborska nella sua epica “curriculum”,in una sorta di indignazione da pressapochismo,di slavate identità cadute tra faldoni di file preimpostatamente uguali,anonimi,non fosse per il nome da sostituire a piè pagina.

diceva lei:

“(…)

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

(…)”
 
Quindi io oggi mi trovavo a sintetizzare la mia vita in un foglio virtuale intitolato Bio_Nome_Cognome.
“la mia piccola vita biologica?!” ho sbofonchiato tra me ridendo, e poi ho iniziato a scrivere con ritmo nervoso cercando di tralasciare ogni più piccolo trasporto (senza riuscirci) e ho detto:

Nasco nell’ultimo degli anni ’80 nel tacco d’Italia;cresco silenzioso fuori ed irrequieto dentro.

       Nel frattempo dipingo.

A 18 anni mi trasferisco a Milano per continuare gli studi artistici ed aprirmi ad un primo più ampio pezzo di mondo.Anni bellissimi e difficili.

       Nel frattempo dipingo,faccio da costumista per alcuni cortometraggi e uno spettacolo teatrale.

Sperimento la bruttura dell’uomo e la curo con la bellezza del mondo.

Decido di parlare dei segni (superficiali e non) portandoli ad una dimensione visibile,perciò costruisco un fantoccio alto più di due metri che mi seguirà in diverse avventure,impregnandosi di vita.

       Nel frattempo viaggio,scrivo,mi dispero,esorcizzo dolori,disegno,dipingo,mi laureo in fashion design.

Mi perdo e non capisco che fare e decido di cercare altre strade per andare via.

Per qualche mese prendo parte ad un progetto europeo che mi porta a Malta,dove lavoro presso uno studio di interior design.

       Nel frattempo parlo una lingua diversa,ascolto nuova musica,scrivo,mi libero,dipingo meno e aspetto di dipingere di più.

Non smetto di pensare ai viaggi nè ai segni,nè alla voglia di credere ancora nella curiosità degli uomini e negli incantesimi.Ragiono su ciò che significa diventare “pesci fuor d’acqua” e cerco di raccontarlo.

       Nel frattempo dipingo,cerco un lavoro,mi schifo di molto,mi curo con la bellezza del mondo,mi preparo per esporre a  Firenze con DayOne.


 con  UNACCì ;         
il modo in cui va scritto e pronunciato il mio vero nome.”

immagine: “becoming a cock”, contenuta nel progetto “Vestiti Di-segni” di Nicolò Pertoldi; Ph. di Dorotea Pace.