di tristezze che poi non si risolvono mai [cose a cui penso -capitolo quarto-]

negrita;alzati teresa;

…) del cinismo necessario a superare uno dei tanti giorni amari,che stanchezza.
E che stanchezza quella sensazione di sbagliare e sbagliarsi a crederci un attimo. A puttane ci è già andato tutto ma che stanchezza,che stanchezza,che stanchezza guardare ad oggi e domani come non ci fosse che quell’unica direzione dell’amaro. Siamo stati bene e poi male. ripetere “male” fa dimenticare “bene”
e “bene” è tutto quello che dobbiamo costruirci.


Vita è la tua notte e la dedico a te
Scaccia l’abbandono…
Che ho dentro di me! Dentro di me

cuore pompa sangue che voglio vivere,e sputa via la morte dietro di me!

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di vita in giorni stranieri [cose a cui penso -capitolo terzo-]

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che poi ci sono un sacco di cose….

per esempio come quando passeggi di sera su un marciapiede,con la strada libera a destra e ti dimentichi ogni volta che qui è come “all’inglese”: che la guida è dal lato opposto e non è che non c’è nessuno in auto a guidare,che addirittura sgrano gli occhi perché così mi sembra.
Ogni volta.Ogni santissima volta.

Oppure che le signore generalmente ondeggiano come i lottatori,quando camminano,
o che nella sala dell’hotel c’è sempre il solito odore di cucina locale,anche quando la cucina è chiusa da ore;
o che ci sarebbe un posto bellissimo da poterti dire “incontriamoci la,ogni sera alle dieci”. E poi io arrivo prima o arrivi prima tu ma per strada non ci incontriamo mai,
ci vediamo solo là,ci sediamo e ci mettiamo ad ascoltare il mare.E questo posto bellissimo è qui,non c’è in un altro posto.
Però non ci sei tu;

oppure che mi viene di starmene io,io da solo o io con un pò tu,dentro alla testa;
che certe cose forse già le abbiamo vissute,se non uguali simili,e allora so che ti piacerebbero
e so che ti piacerebbero insieme a me.
E allora mi viene da starmene io,io da solo o io con un pò tu,dentro alla testa.

Oppure che quando sono qui,all’ingresso di casa e la sera sento Steff che dalla sua stanza inizia a fischiare con lo stesso tono e brevità,per più volte, è perché so che sta tentando di chiamare Sofia su skype ed io sorrido di buono,sorrido un sacco.
Sofia è la sua cagnolina;

oppure che questa è la prima volta nella mia vita che passo un mese in hotel e da piccolo mi chiedevo come fosse viverci,giacchè,già tanto “affezionato” alla precarietà,probabilmente amavo partire,arrivare in hotel e sapere che li,in mezzo a qualche corridio,c’era una stanza per me,che  avrei definito “mia” per qualche giorno,come chissà chi aveva già fatto prima di me.
Che negli alberghi di tutto rispetto fanno sempre in modo che,entrando, tu abbia  l’impressione di essere il primo e forse l’unico.Ma non è così.

E allora poi quella stanza che era tua, la chiudi (vuota) al check out e cerchi di tenere bene a mente il n°,fantasticando che ci tornerai proprio li dentro,al prossimo viaggio,magari fra 10 anni,mentre sarà stata “mia”,di tanti e tante volte.
Ma se ci pensi poi sorridi e dici “è la vita”, con un solo cenno delle spalle.
E poi aggiungi : “per fortuna!”.

di un venerdì 17 gennaio al centro commerciale

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Tentazioni oblique,
di strade in salita da
correre e sudare e
un sole tiepido di
California mai vista.

Una caramella gialla mi
scivola trai denti :
rumore vitreo, rimbalzo
sordo.

Respiro Co2 in un
centro commerciale e
abbrustolisco i pensieri sotto
i fari troppo forti di un
vecchio magazzino con
spledore decadente.

Mentre spreco il
mio tempo a non
essere niente, in
virtù di un dio
denaro, troppo lercio e
troppo indispendabile,
ubbidisco alla
logica sociale e
dimentico una ad una le
ambizioni.

Mi perdo tra
mattonati  di
insipidi beige e grigi e
cartelli dei saldi al
50,al 70%;
la stessa percentuale di
scarso interesse che
avrà la gente in ciò che
noi offriamo loro, coi
sorrisi di plastica e i
tremori nascosti.

NON respirare, NON
masticare, NON bere,
NON tossire, NON
peccare di equilibrio!
Tu sei qui a far
credere di non
avere una vita oltre
questa, altro
pensiero che la
loro soddisfazione.
E quando il
negozio chiude la
sera, tu
abbassi la mano, spegni
il sorriso e ti
stipi nel magazzino, tra
gli altri pacchi in
giacenza.

E tutto questo per
un conto in banca che
si nutre di poco ed
un’anima che si nutre di
niente.

E allora mi sembra di
non trovare una vera
differenza tra me
qui dentro e
un’automobile là
fuori,parcheggiata al
B21.