mi è successo come nei film

la porta di casa ha per maniglia l'ombelico

mi è successo come nei film

Mi è successo come nei film.
E’ un gioco affascinante da sempre, inutile starsela a raccontare la storia che non sia così:
ti indurisce la pelle in superficie e ti indebolisce gli strati sotto; sembra aiutarti a distaccare tutti i jack dagli ingressi dei bassi, le vibrazioni pesanti che però sotto al palco di un altro continuano a piacerti, che continui a cercare perchè ti danno l’impressione di saperti ancora scombussolare dentro, ogni tanto. Ammesso tu abbia optato per un “SI”, questo è chiaro. Una caverna costruita con quella tecnica di mimesi urbana ma con qualche spigolo vivo di troppo. E diventi tu, quel cinico incaponito, con un angolo della bocca tendente alle direzioni alte, uno sbuffo della spalla a marcare quanto poco il tutto ti tocchi le viscere e un ghigno di dolore appena ti volti, per tornartene in quel cazzo di posto da dove vieni, e che nessuno sa qual è.
Che gran figo mi sono sentito all’inizio e che gran coglione poi.

CìNICO:
1. agg. e s. m. (f. -a) [dal lat. cynĭcus, gr. κυνικός, der. di κύων κυνός «cane»; propr. «canino, simile al cane, che imita il cane» (…)
2. a. s. m. (f. -a) Chi, con atti e con parole, ostenta sprezzo e beffarda indifferenza verso gli ideali, o le convenzioni, della società in cui vive; chi non arrossisce di nulla, impudente, sfacciato.

E allora mi è successo come nei film, quella sera che ancora ero uno “studente fuori sede” in congedo dalla distanza dalla terra madre, quando stanco dei racconti e dei sorrisi
                                                      non troppo pieni ma troppo riempiti,
mi sedetti sul letto della mia vecchia stanza -leggermente proteso in avanti e poi man mano di più- e rovistai con lo sguardo quei muri, sorridendo e annuendo ad ognuno dei ricordi lasciati lì, ad imbrattare l’intonaco negli anni. Tutte quelle piccole e grandi tracce di ciò che ero stato sembravano un percorso ad ostacoli, si, ma pur sempre un percorso. E come tutti i percorsi mi portò da qualche parte.

Sul comodino accanto al letto,dove il mio ginocchio poggiava premendo senza nemmeno rendersene conto, un piccolo pupazzo nero e ricamato, cucito troppi sogni prima e una foto incorniciata di un ragazzino acerbissimo, una lucertola biondastra ed esile, liscia fuori ma increspata dentro e con una quasi imbarazzante e imbarazzata voglia di vivere.
Una sconfinata tenerezza che da dentro non ti vedi mai. Forse è anche a questo che servono le fotografie e gli specchi, mi diverto a pensare adesso: a restituirti quella tenerezza.
Una sconfinata tenerezza, come un enorme sprofondo del mio cuore ormai finito chissà dove.
Ma è così che ti succede alle volte: tutte le cose che non trovi più e che oramai dai per perse tanto che poi non ti sprechi nemmeno a cercarle, ti ruzzolano in contro un giorno, o te ne accorgi perchè seppur ben nascoste nel fondo della mensola, un soffio di vento le ha spostate sul bordo fino a farle cadere.
E il rumore di un precipizio si fa riconoscere bene.

Quel giorno là, a me è successo come nei film: mi sono osservato lucertola acerba, con la codina piccola ma un sacco energica e ho pianto; ho pianto per me e per tutto quello che mi ero perso e che stavo continuando a perdermi.
Ho pensato a quello che, se solo fossi stato un altro, se solo avessi potuto essere un altro e stringermi la mano all’ora, mi sarei affrettato ad amare dicendo “Complimenti ragazzo: hai un cuore che batte e due occhi troppo umani per starci bene al mondo. Ma per fortuna c’ hai le mani che ti aiutano a tenere un equilibrio. Complimenti ragazzo, che ti fai venire ancora i brividi. Se ci riesci non smettere mai!”

Ecco perchè mi è successo come nei film, perchè soffrire e aver sofferto di colpo sembrava aver avuto un senso,magari sporco ma un senso lo stesso.
Che io quel giorno, come in uno dei più banali lieto fine, mi sono abbracciato e mi son detto «RIPRENDITI», e lo sapevo che voleva dire “riscopriti” o “riappropriati”.

Piano.Piano Piano Piano.
E adesso per fortuna, complimenti ragazzo che ti fai venire ancora i brividi. Se ci riesci non smettere mai!

volevo scrivere qualcosa

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ph by Dorotea Pace editing Nicolò Pertoldi

ph by Dorotea Pace
editing Nicolò Pertoldi

Volevo scrivere qualcosa,

ma la verità è che sto morendo di sonno e più giù qualcuno ( 682, ad ora ) muore davvero,straziato dalla perdita di una gamba,amici e parenti,la casa e la scuola o proprio la vita,quella biologica,perchè il resto è già bello che andato.

Volevo scrivere qualcosa ma il mondo mi palleggia in testa a grandi balzi e penso veloce,così veloce che mi sembra di non fermarmi su niente per davvero.

E penso a quando mia madre tornerà dai suoi giorni al mare e si lamenterà per un altro buco nel muro,un buco per farci passare un filo elettrico. Qui non ci bucano i palazzi coi proiettili, penso. Non più spero. Mai più.

Mi sembra che “non fa niente, allora”. C’è di peggio mamma; c’è di peggio.

Volevo scrivere qualcosa,a proposito delle mie magliette dipinte; che il colore colando si è mangiato quasi tutto il bianco e mi piacciono così, forse. Forse no.

Ma penso alle magliette dei bimbi di Gaza e quel colore là non mi piace per niente su di loro. Non ci sono disegni spensierati, sogni appesi a un filo di grafite.

Volevo scrivere qualcosa a proposito di qualche amore sciupato nei tritarifiuti o di vite che sembrano stanze chiuse e senza prese d’aria. Poi penso alle loro scelte; poi penso alle scelte di chi ha pistole puntate contro;sulla testa, nella schiena… poi penso a un poliziotto che anni fa mi ha sputato in faccia, poi penso al sonno che avevo, schiacciato in una station wagon blu e a quel pezzo di marciapiede che mi portavo nella corsa di cinque chilometri verso casa; un pezzo affilato e stretto nelle mani fino a farmi male. Non era una pistola ma avrei ferito per difendermi. Ma io non sono morto e dal cielo non piovevano granate: potevo correre a casa e avevo la gola secca ma potevo correre,andarmene via.

Volevo scrivere dell’ansia di troppe cose da fare e tutte insieme ma ho pensato poi che mi capita perchè sto provando a darmi una forma, a coltivare un sogno; perchè qui è difficile ma almeno non c’è un detonatore.

Volevo scrivere qualcosa,

volevo scrivere di qualcosa.

Volevo scrivere di quel giorno in cui tutti i militari sono scesi in mimetica a mimetizzarsi,

a mimetizzarsi trai civili, a mimetizzarsi tra le cose di sempre anche se in paesi non loro.

Volevo scrivere di quel giorno in cui tutti i militari sono scesi in mimetica a mimetizzarsi, amore mio.

Quel giorno che io e te abbiamo potuto amarci anche a casa nostra, senza le bombe, senza i carri armati, senza le sirene, senza gli incendi e lo scoppiettìo dei proiettili. Amore mio, quel giorno ti ho chiamato “AMOREMIO” e nessun altro suono ha gridato più forte nel tuo orecchio.

Volevo scrivere di quel giorno in cui tutti i militari sono scesi in mimetica a mimetizzarsi, a mimetizzarsi trai civili e che trai civili c’eravamo noi a chiamarci “amore mio”. Quel giorno che  le mimetiche son state giuste; quel giorno che hanno smontato tutti i mitra, pezzo dopo pezzo; quel giorno che hanno parlato al proprio governatore e gli hanno detto: <<Ecco, adesso si che ci siamo mimetizzati. Ecco, adesso che siamo tante mimetiche sole, adesso che non siamo un battaglione, rimonta insieme i pezzi di questo mitra e vieni a cercarci TU, in mezzo a troppi umani, tra tutti questi “AMOREMIO”. >>

Succede sempre così!

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sono stati mesi belli pieni,vissuti,interessanti direi,
e per quanto riguarda la mia esperienza fino a qui,
tutto sommato non troppo banali.
Il fatto è che poi succede sempre così: che quando ho troppo ossigeno nei polmoni e un sacco di storie da raccontare,finisce che non scrivo o,se lo faccio, poi il tutto diventa un mucchio di parole che posso capire solo io,tanto sono intime.
che sennò:
Diromadeltempodelleillusionidimanisporcheepontielettrici;deiloschipiani,dinessunaremora,ditroppavoracitàenessunavita;dellemiemaglietteedellemierivincite,
dellamialiberazioneefinalmenteecheccazzo;dell’associazioneculturale,delkaiccoinmezzoalmarecoltramontoeilventobuono;
delviaggiodelmiocuoretraitaliaolandascoziaeinghlinterraaccantoaleieaccantoamemapuredentroediunpalazzooccupato;
diromaun’altravoltamapermotividiversi,dipiùpacedentro,nonostantetutto.
ma non credo di essere ancora pronto a raccontare per filo e per segno,
oppure forse non c’ho voglia. che poi succede sempre così.
succede sempre così,si.
e forse nonostante tutto mi sa che dovrei rivedere quella storia sulla banalità..
perciò post-it, di quelli di viaggio che se comunque non raccontano filo e per segno una storia (che poi succede sempre così), saranno per lo meno utili a ricordare quel che stavo guardando,su cosa stavo riflettendo,su che gioivo o mi affliggevo e quindi,appuntavo.
perchè tutto sommato appunto spesso o quasi sempre.
che poi succede sempre così.
4/4/14
[ cercare l’amore nei posti sbagliati. pioggia leggera e tu hai il cuore altrove ]

9/4/14
[ c’è chi col tempo si disaffeziona allo zucchero e poi cerca la dolcezza nella vita; e ci riprova di continuo, malgrado gli edulcoranti. ]

15/4/14
[ (…)“non è tempo per noi”. non lo è da più di un anno per tanti motivi,troppi; il principale è che non puoi,non sai innamorarti di me.a volte desideri farlo ma non è abbastanza. (…) ]

23/4/14
[ biglietto ]

28/4/14
[ lattecaffèzucchero ]

25/5/14
[ sono andato al pontile, ho aspettato il buio.
Ascolta,tutto questo non mi piace ma è quello che è,strano da sempre.
voglio dire che quello che è successo non ha solo a che fare con i nostri comportamenti o le stupidate da risolvere meglio,piuttosto con la sostanza che manca,che manca dal primo momento,dal primo bacio tuo di mesi fa.non ci siamo capiti,non ci siamo trovati,non ci siamo.e non succederà,ora lo so.(..)ti sono grato ma poi basta,ti lascio andare via dalla mia testa una volta per tutte,perchè star bene,condividere,non è roba che voglio solo immaginare.
Ti voglio bene perchè voler bene non è cosa che so smettere di fare e perchè i rancori poi li gestisco male.quindi sii felice,ma davvero però.Buonanotte ]

26/5/14
[ E’ quello che vorrei sentirmi dire,ma più di tutto è quello che vorrei sentire e dire. ]

4/6/14
[ please forgive me ]

6/6/14
[ scusami se ti ho infastidito avvicinandomi e grazie per l’attenzione,per le parole.tutto qua ]

6/6/14
[ voyage voyage ]

14/6/14
[ i pensieri per strada forse si perdono un po’,tra città sfiorate di striscio e bus troppo pieni per dormirci comodi dentro. il movimento. questo mi mantiene le branchie aperte e ben in vista. per chissà dove e a qualsiasi ora, il/in movimento,lo stato delle cose e il mio non stare,obiettivamente più sincero di qualsiasi diversa e più alta volontà. “driving in your car, i never never want to go home because i haven’t got one,anymore”. ]

15/06/14
[ malloreddu cun bagna ]

19/6/14
[ D6 o D7 o 227 fino a mile hand station per 5 fermate
attraversa e vai a destra alla fermata A9 – National Express ]

20/6/14
[ Donato Cambridge prendi le cose meno sul serio.
hostess italiana continua a parlarmi in inglese. ]

20/6/14
[ Non me lo immaginavo che fosse così.
cosa?
nascere!
così come?
violento! ]

20/6/14
[ di quando vedi due persone insieme e provi un’estrema tenerezza e la certezza che insieme non faranno tanta strada.
certi amori non hanno coraggio. ]

21/6/14
[ Passato Prossimo ]

15/7/14
[ (i.n.t.r.u.s.o) e della solita sensazione di essere fuori luogo.(…) sono solo stanco di queste cose poco limpide. ]

15/7/14
[ tornando a casa ho passato un mucchio di tempo a parlare con dei testimoni di geova, non hanno voluto “curarmi” ma mi hanno sfidato ed io ho tenuto aperto il dialogo. “A chi ti rifai,a Marx?” mi ha detto uno dei due. no!gli ho risposto;che sono pure ignorante. “rispondi a questa semplice domanda: come lo vedi il futuro? gli ho detto MERAVIGLIOSO! ]