un ciao lungo due chilometri

la porta di casa ha per maniglia l'ombelico

andate a fare l'amore
L’ho vista questa sera, elettrica davanti al suo espressino ma non di certo a causa della caffeina.Io col mio succo scuro di mirtilli e la voglia di sorridere e subito ci siamo messi a srotolare qualche cosa rimasta indietro,parecchio indietro perchè la sapessimo. Così ci abbiamo messo poco a realizzare quante storie ci capita di scrivere ed in quante sconfiniamo,tutte insieme,fino quasi ad averne la nausea. Ed in così poco tempo,poi.

Io,col suo segreto stretto in tasca non mi sento pesante di nemmeno un grammo in più; resterà mio e lei lo sa; <<sei l’unico a saperlo, sono confusa ma serena o felice,non lo so; sono confusa.Nessuno deve saperlo>>.

Che non si sarebbe sentita giudicata lo aveva realizzato già da sé, altrimenti non ci saremmo seduti a quel tavolino,l’uno davanti all’altra e con quegl’ occhi lì.

Certe volte le mani le tremano quando è incerta ed ha paura, e ti guarda con quelle due enormi biglie scure e sai che ti ascolta davvero,cercando una risposta dentro ai tuoi argomenti.

Abbiamo provato a non dirci che cos’è l’amore e ci siamo riusciti benissimo,consapevoli che fare il contrario,quella si che è un’impresa davvero difficile.

Il suo cellulare ha squillato per almeno tre volte; lei ha risposto ad ogni chiamata e la sua voce è cambiata in due di queste telefonate.Dopo “ciao occhioni”, non importa cosa lei abbia detto né cosa abbia ascoltato in mezzo a tutte quelle frequenze: quello che so io è che il suo sguardo e le sue mani e le sue spalle e tutto ciò che mi era concesso di vedere,facevano un gran chiasso in un misto di   “dovesei?!vieniquà,voglioabbracciarti,mimanchi,voglioridereconte!”.

Ecco perchè è così difficile parlare dell’amore.

che siamo tanti,

che siamo diversi,

che siamo gli ultimi;

gli ultimi romantici.

Lei confusa ma accesa;

Dò serena e spaventata al contempo;

Annalisa coi timori suoi anche se già più consapevole;

io scettico con la voglia d’amare;

noi, insieme, un paio di forbici con una parte tremula; due lame diverse ma con un punto nel mezzo. Ti ho detto che due lame sanno fare il loro mestiere anche da sole e ci hai pensato, mi hai detto che è vero ma che non farebbero il mestiere di una forbice. (Sapevo che volevi dire ma, inevitabilmente, ho pensato: “se questo mestiere è tagliare, è questo che vogliamo fare da grandi?!”. Ma poi, da quel che mi ricordo, ho sorriso e basta).

Gal mi ha detto di vivere e stop,di smetterla con le domande e pure con certe situazioni; di dare opportunità. “stai se ti fa stare bene,corri via se non è così”, ha detto lui.

Lei stasera invece dice della voglia di correre lì,ridersi,viversi ed io finalmente non mi sento così strano.

Che siamo gli ultimi;

gli ultimi romantici.

E’ questo;

è questo ciò che avevo dimenticato.

Mi hanno spento quel credo ogni santa volta che ho deciso di crederci più forte.

Però io..

io volevo dire un sacco di cose da tanto, ma non so mai se ti importa;

volevo dirti che sentirsi amati è stata da sempre un’impresa difficile e che far incuriosire il cuore di qualcuno succede di rado.

E poi ci sono premure e attenzioni,di quelle che valgono più di un weekend, di quelle che stasera, scivolato via dal tavolino, mi rinfilerò in tasca insieme al suo segreto e le sfilerò e le guarderò di notte, luminose, accartocciate dentro al palmo della mano, desiderandole.

Ecco perchè è così difficile parlare dell’amore.

Ma poi ho finto di andare in bagno, ho pagato il conto e dopo un po’ siamo andati via. Il suo segreto è passato a prenderla e lei s’è truccata gli occhi. E’ entrata in quell’auto, ha chiuso lo sportello e ci siamo salutati; ho proseguito a passi lenti e decisi verso casa ma ho sentito un “ciao” lungo due chilometri.

E’ stato il “ciao” più bello di sempre e non era nemmeno per me: un ciao detto a gran voce, di quelli che fanno eco, con l’aria presa dai polmoni e spinta fuori tutta insieme; un ciao felice, felicissimo, un ciao che era “finalmente sei qui,finalmente io e te!”.

Un ciao che mi ha seguito in strada;

un ciao lungo due chilometri.

Ecco perchè è così difficile parlare dell’amore.

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4 pensieri su “un ciao lungo due chilometri

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