teseo

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Mi chiamo Teseo e stanotte, come ogni notte non dormo:

cerco cibo avidamente, apro porte contro la claustrofobia, faccio rumori contro il silenzio, disegno cerchi contro gli spigoli e spingo aghi in vena contro l’amaro.

Mi chiamo Teseo ma senza essere figlio di un dio o eroe di una liberazione.

Mi chiamo Teseo perchè mia madre mi doveva pur dare un nome. Ci teneva che fosse diverso ma secondo lei se l’è inventato: non la conosce la mitologia.

Nessuna sostanza in grammi o decilitri decide di far parlare la mia testa, di mandare tutto in overflow.  Succede solo perchè ho fame e non mangio bene da una vita e perchè non cammino abbastanza. Succede solo perchè mi chiamo Teseo per motivi sbagliati e quando mi guardo allo specchio mi conto le macchie nuove su tutta la pelle. Frutto della somatizzazione, dice il dottore. E forse qualche abuso di troppo. La rabbia, le parole, le ingiustizie, quella roba, pare  abbiano l’abitudine di disporsi tutte in piccoli cerchietti chiari dai contorni irregolari ,e si divertono a prender casa in maniera abusiva dal mio collo in giù.

Un tempo, nelle ore di insonnia correvo. La sensazione era quella di diventare talmente veloce da acquisire una forma diversa, appuntita, aerodinamica. Mi sembrava bello correre; mi sembrava giusto correre: mi distraeva, ri-ossigenava i miei muscoli, mi evitava la tv e ciò che più conta, mi stancava. Tornavo a casa senza dover conteggiare più niente: tre respiri al massimo e riuscivo a tenere gli occhi chiusi, fino a qualche ora indecente del mattino. Poi ho smesso. Non so bene perchè. Forse mi sembrava che tornare sempre nello stesso posto dopo una corsa non valesse la fatica.

Se c’è una cosa che mia madre mi ha insegnato bene, è quella di tenere sempre le mani pulite, in ordine, non da tossico insomma. Con delle mani pulite, ordinate, con le unghie tagliate puoi sempre avere una possibilità nel mondo; puoi sempre fingere di essere una persona di tutto rispetto o, almeno, con qualche speranza di avercelo.

Mi chiamo Teseo, sono un tossico con le mani pulite e ordinate, le unghie tagliate e stanotte, per la prima volta, con queste mani prego.

E’ vero che la gente prega quando non crede più a niente, quando non crede più in niente?

Perchè a me sembra che credere a qualcosa sia questione di copertina ma che credere in qualcosa, bè quella sia roba da esperti, da appassionati,  da gente che arriva al centro delle cose.

E’ vero che pregare è solo il tentativo di chi vuole un’altra possibilità, dopo averle già esaurite tutte?

E’ vero che un uomo prega perchè è solo?

Un altro pacco di crackers, un’altra birra calda e sgasata, un altro porno a rallentatore. Non vengo neanche più. Mangio e scompaio gradualmente in me stesso e nel divano.

Anche il pisello mi si è rimpicciolito.

Teseo ce l’aveva la spada? Quella più dura che ho io, io ce l’ho ficcata nel braccio.

Ma ho le mani pulite e ordinate e prego. Se rutto non mi ammonisce nessuno; se muoio non se ne accorge nessuno. Mi lavo le mani un’altra volta.

E prego.

Perchè non c’è nessuno?

Da piccolo per qualsiasi cosa usavo lo scotch. Mi piaceva mettere insieme, appiccicare i pezzi anche quando non erano rotti; creare piccoli innesti innaturali.

E se mettessi un pezzetto di scotch su ogni buco che ho fatto sulla mia pelle?! Se chiudessi queste porte mi mancherebbe l’aria lo stesso?

Dio, mi rispondi?

Il mio dottore dice che devo ammazzare mio padre per quello che mi ha fatto; dice che devo ammazzare mia madre per quello che mi ha fatto; dice che devo abbracciare i miei fratelli per quello che ci siamo fatti.

Ma mi chiamo sempre Teseo, ho le mani pulite e ordinate e le unghie tagliate e qui non c’è nessuno da ammazzare o da abbracciare.

Che poi mi sveglio con queste domande sempre; domande come perchè proprio “Teseo”, perchè proprio stropicciato come sono; perchè non ho mai creduto in dio. Cose come perchè non mi piace il succo di frutta dal tetrapack, l’acqua dalla bottiglia; perchè mi piace il freddo della zip della felpa sulle ossa dello sterno, o perchè non sono mai stato quello che nelle gite in pullman canta a squarciagola e invece sono sempre stato quello che poggia la testa al finestrino, mette su il cappuccio e la compilation di “rammarichi e immagini di auto-compiaciuta malinconia”.

Ma comunque ho deciso che stanotte ti prego lo stesso, che tanto non ho più scelta.

Per morire mi manca ancora un pò di tempo.Circa trent’anni ma ho già trovato un modo per avere nostalgia di tutte le cose che non ho fatto. Prego, appunto.

Il bello di avere le mani ordinate e pulite è che non devi per forza essere una persona ordinata e pulita per avercele. Io per esempio non sono ordinato per niente. Men che meno pulito.

“Teseo Ri-pulisciti!” mi ha detto Serena. Cioè pulirmi di nuovo, un’altra volta e per fare che? Per ricominciare tutto da capo? Ritornare pulito e dover stare costantemente sull’attenti ma nel frattempo rischiare comunque di sbrodolarmi di schifezze ad ogni inciampo e respiro?! No grazie.

Ma che poi : non puoi mica aspettarti che sia stato pulito almeno una volta, uno che si chiama Teseo -non per sbaglio ma- per invenzione.

Quello si che è un bel nome, invece. Serena.

Serena è un bel nome. Però è peggio del mio.

Il mio per sbaglio racconta una storia vecchia; il suo per sbaglio racconta spesso bugie.

Chi l’ha detto che un tossico c’ha sempre le mani rovinate e sporche?! E chi l’ha detto che una che si chiama Serena è sempre serena davvero?

Dio, io a te non ci credo ma ti va bene se comincio a pregarti comunque?

Glie l’ho detto a Serena; le ho detto: << Se mi faccio è solo colpa tua! >> ma ormai lei fa quel sorriso lì, quello che si alza una parte sola della faccia o anche meno; quello che significa ” non mi freghi più-tu spari le solite cazzate di sempre-io con te mi arrendo”.

E’ un sorriso che alza le mani,quello. E insomma, no, non è una cosa bella per niente.

Mi sconfigge. Ed il problema è che per un tipo come me, sentirsi sconfitti è una tana immensa. Una di quelle che poi diventa inutile anche correre di notte.

Mi chiamo Teseo, Teseo un pò per uno sbaglio e un pò per intenzione ma fatto sta che mi chiamo Teseo e a 32 anni vedo già la mia vita a rallentatore, esattamente come i porno.

Ieri sera, dopo tre anni che ci siamo lasciati, dopo tre anni che proviamo  a respingerci senza mai riuscirci davvero, ho visto Serena andare via per l’ultima volta.

Ho visto per l’ultima volta quel sorriso a metà; quel sorriso che alza le mani. Solo che questa volta era più convinto, forse anche un pò più grande.

Non mi ha detto “ciao” o “addio”. L’ho solo capito.

Serena l’ho lasciata perchè ha scopato con un altro. Uno bello, uno come si deve ma poi voleva tornare da me. Serena ha demolito l’unica cosa che mi sembrava intatta. Solo ora mi accorgo di quanto peso le abbia messo addosso. Tutta quella storia di dover essere perfetta solo perchè io ho un passato del cazzo.

Mi chiamo Teseo e non ho mai avuto un padre con un volto vero e nè mai una madre felice. Bambina sì, goffa anche; stronza, amorevole, persa, sconfitta, arresa, ingabbiata, profonda e leggera sì, ma felice mai. Non lo so che si aspettasse dalla vita; so solo che un giorno è andata via e non è tornata più.

Mi chiamo Teseo ed ho  un fratello e due sorelle decisamente più puliti e responsabili di me ed provato mille volta ad appiccicare tutto quanto insieme, come facevo  da piccolo con lo scotch ma mi cadono i pezzi, continuamente.

Qualche volta vado a trovarli, raramente mi invitano a pranzo ed io metto in bella mostra le mani sulla tavola perchè pensino bene di me, perchè vedano quel piccolo spazio d’ordine in mezzo a tutto il casino ma non ci riesco mai.

<< Ri-pulisciti! >>, mi dicono.

Per fare cosa!? Io da lucido mi sento solo estraneo, naufrago e le mani pulite e ordinate non mi sembrano nemmeno più un dettaglio eccezionale.

Mi chiamo Teseo e sono nato senza bussola ed è per questo che oggi inizio a pregare.

Io non ci credo in dio. Io non ci credo in troppe di quelle cose che sembrano salvare le vite di tutti. Tutti gli altri. Ma mi sembra che la convinzione sia come una pillola: sai che ti farà bene anche se fai fatica ad ingoiarla.

Così ci provo. Mi rilavo le mani ed inizio a pregare.

Prego, prego, prego.

Prego mio padre di dirmi perchè.

Prego mia madre di dirmi perchè.

Prego i miei fratelli di vedere Teseo e le sue mani e tutto il resto e non quello che dovrebbe essere.

Prego dio perchè mi faccia credere in dio. O almeno in me stesso.

E prego Serena di tornare  a salutarmi, perchè le direi che sarebbe bellissimo se lei fosse imperfetta e incasinata con me, tutti i santi giorni.

Mi chiamo Teseo, ho le mani pulite e ordinate ma sono quello che sono e sono quello che mi impedisco di essere.

E’ il primo giorno che prego ma forse anche l’ultimo.

Ho finito la roba e non smetterò di correre finchè non avrò incontrato Dio.

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