il cane corre

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<!– @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –“Era solo un cane ma con se si porta la certezza di aver affidato la tua vita a persone sbagliate. Solitudine e smarrimento. Non era un cane piccolo e indifeso, ma un cane che incute timore e riverenze. Troppa importanza agli altri. Poca a te stesso.”

Ho bisogno di bloccare questo sogno,prima che scappi,prima che si dissolva senza più ritornare.

Siamo partiti con quella vecchia macchina scura,probabilmente era verde ed io non vi conoscevo,la vostra fisionomia non mi ricordava nulla di familiare.Ricordo che c’era un sole d’agosto rovente,che io dovevo recuperare le ciabatte insabbiate del guidatore prima di salire a bordo.

Cerco di tornare indietro,di cercare qualche immagine più nitida ma proprio non ricordo perchè fossimo li,sembrava una gita al mare ma sembrava anche uno squallido cimitero dimenticato tra tanta sabbia e quattro piastrelle da bagno bianche;piccole fotografie in bianco e nero e vecchie anche loro,senza nemmeno un fiore,un gesto d’affetto.

Io non avevo fiducia in una giornata così nè dei miei compagni di viaggio sconosciuti,mi sentivo terribilmente angosciato.La macchina è partita.

Stavamo cercando un rifugio sperduto,ipotizzo un bed&breackfast in cima a una collina desolata e piena di ingiustificato asfalto,ricordo solo metà di uno stereotipato nome russo che stamattina ancora sapevo,avrei dovuto appuntarmelo.Assomigliava al nome di uno scrittore e al risveglio l’ho reso irreale,sarà per questo che l’ho dimenticato.

Ricordo bene il paesaggio in corsa fuori dal finestrino,era uno di quelli che piacciono a me,pieni di racconti silenziosi nella semplicità brulla e rozza e ancora romantica di terre e pareti di argilla rossa addensata;luoghi che l’uomo non cura,che al massimo deturpa.

D’un tratto mi sono voltato verso l’interno del mezzo e gli sconosciuti sono diventati volti amici,Vincenzo al posto di guida e Marica accanto,che guardava all’esterno.Tutto ciò mi ha rassicurato mantenendo invariato il mio senso di angoscia.

Non so dove fossimo ma qualcuno in quel rifugio dal nome russo aveva predisposto per noi una breve visita guidata alle rovine del luogo sconosciuto e noi ci siamo andati.

Siamo entrati in una sorta di grotta,in realtà un arco naturale di roccia,eravamo noi tre la sotto a meravigliarci del groviglio di foglie e fiori incastonati nelle crepe come diamanti.

Io sentivo fisicamente di non riuscire a reggere i ritmi del sogno,non capire mi rendeva sempre più angosciato e stavolta iniziavo anche ad innervosirmi.

L’arco finiva tornando alla luce,luce in cui ci aspettava Maristella,semplice con i suoi ricci,una t-shirt rossa e un paio di jeans,la riconoscevo senza conoscerla ed è strano da dire.

Come se la rivelazione di chi siamo (nel caso del sogno,di chi saremmo stati),salisse dai bollori interni della pancia.Lei era appassionata ma distratta da un velo di preoccupazione costante,di apprensione che la portava velocemente a scusarsi e a rispondere al telefono appena le squillava.Probabilmente attendeva notizie di cui non conosco la natura.Era la nostra guida.

Io Marica e Vincenzo restavamo nell’ombra di quell’arco mentre lei spalancava il suo braccio sinistro per indicare quell’enorme santuario davanti a noi e che a vedersi non sembrava affatto in rovina,tutt’altro.

C’era una targa ,“Isabella e il piccolo”, c’era scritto. Ma lei non ci ha spiegato di più ed io non ho idea di chi fossero gli individui a cui abbiamo fatto visita.Poi Maristella è scoparsa percorrendo delle scale dietro il santuario,rapita dagli impegni preoccupati.

Io ero più interdetto che in precedenza.

Abbiamo raggiunto il rifugio col nome russo,sembravano trulli su un’enorme salita ma non ho avuto il tempo di entrarci perchè siamo subito ripartiti oltre il cancello,verde come la macchina che ci aveva portati fin li.

Avevo detto a Vincenzo che scendendo avremmo dovuto proseguire dritto ma lui ha svoltato a destra,ci ha fatto paura mentre,dall’asfalto alla sabbia,sembrava aver perso il controllo del mezzo,tanto che credevo ci saremmo trovati sommersi dall’acqua in pochi istanti.

Ma lui è stato bravo nella sua imprudenza,ha sterzato velocemente e la sabbia è volata via dalle ruote veloci.Eravamo a pochi centimetri dal bagnasciuga.Lui ha riso ancora ma ho indovinato lo spavento anche in quel sadismo inventato all’improvviso.

Era tutto terribilmente buio,non c’erano luci eccetto i fari dell’auto ed il cielo non aveva che piccole tracce di blu:era tutto nero e dell’acqua si percepiva solo il rumore, qualche riflesso e accenni di schiuma salata.

Siamo rimasti li per qualche minuto,il tempo di riprendere contatti con la realtà,capire cosa stava succedendo mentre i fari continuavano ad illuminare quell’unica porzione di sabbia umida e non battuta.

E’ stato un attimo, e lui è passato,credo di aver rallentato io da solo quell’immagine.

Era un cane,un cazzutissimo pit-bull a pelo castano-arancio e correva via,correva velocissimo con una forza tale che la raccontava ogni singolo muscolo del suo corpo in movimento.

Potrei dipingere quella scena sperando di essere bravo nel trasportare quanto vuoto e smarrimento mi abbia dato.L’ho visto sparire nel buio ed ho sentito staccarsi qualcosa,si è spenta anche la mia luce,si è chiusa la scena mentre conservavo l’eco del tamburo dei suoi passi,dei suoi nervi tesi,della sua fuga così impegnata e assorta.

Ho sentito Maristella,le ho raccontato alcuni particolari di questo sogno.

Lei mi ha risposto così:

“non sai per quanto tempo ho messo quei jeans e quella maglia.Ho fatto un esame sui sogni e ti direi che la grotta è il tuo ventre,il tuo interno,l’inconscio.

Il cane è un simbolo di amicizia che in questo caso va via,scappa.E il raggio di sole è la speranza che riponi in un momento così,buio ma pieno di cose.”

poi mi ha proposto una visione più accurata in un secondo momento,ha detto: “ho scritto di getto,con il cuore e senza occhi” aggiungendo: ” Quando si parla di me scrivo in terza persona così mi riesce piu’ facile prendere le distanze, come non fossi coinvolta”.

In realtà mi ha proposto un viaggio,un viaggio strano che a farlo fa rabbrividire tanto ti attraversa mentre tu attraversi lui.

Il resto di ciò che ha scritto lo lascio a me,alla mia intimità,a chi mi abita dentro,così ribelle e composto al contempo.

Tutto ciò io non l’avevo calcolato eppure sembra così vicino alla realtà.