PrecariatoAmoroso

nicolò pertoldi, precariato amoroso; progetti; viaggi;illustrazione; solitudini; occhi; baci;amore; precario;soldi;aerei; eccedenza bagaglio; sorprese

Ciao amore precario,ciao!
Come stai?ti senti più libero adesso,hai trovato il tuo punto di snodo oltre i tabù infiocchettati da anni ed anni di buon costume?
E com’era quel costume buono ma stretto?
Che anche “buono” sai, a volte mi suona un aggettivo ridicolo perchè lo immagino di un frescolana pungente,fino ai rossori e fino all’allergia,fino a dita che si infilano sotto ai bordi a grattare al meglio che riescono.
E’ la tua epoca,quella in cui ti manifesti onestamente,magari nudo e magari nemmeno perfetto nelle proporzioni fisiche,massì,onesto: contro le resistenze dei saccenti,contro i vincoli dei moralisti,contro i romanzi rosa scaduti negli anni 90, ma mai contro la fantasia dei romantici.
E’ la tua epoca,quella nuda,quella del precariato amoroso.
Esci adesso,vai a passeggiare,ritagliati lo spazio tra le nostre dita; intrecciati alle nostre storie dall’inizio e senza fine; guastaci i capelli, entra nei nostri abbracci spaccacostole; riposati nelle nostre curve del collo; scivolaci dalle spalle,come le tracolle piene di tutto quello che sappiamo raccontare di noi. sei libero.
Adesso che sappiamo che si può scegliere e che nessuno sa consigliarci cosa; adesso che sotto la confusione cerchiamo insistentemente un’ambizione, grande quanto basta per essere inseguita per una vita intera;adesso che possiamo prendere più aerei anche se non abbiamo soldi abbastanza; adesso che non c’è lavoro per i soldi abbastanza; adesso che i bambini devono venire per amore ma che l’amore stiamo attenti a farlo,non volesse il cielo che si sconquassino i nostri vaghi progetti per una svista,una disattenzione;adesso che per quella svista,a trent’anni,uguale non c’è lavoro per i soldi abbastanza.
Benvenuto,stai con noi, parlaci chiaro, parlaci bene, parlaci sempre. Ma senza speranza. Da quella tienici salvi; da quella tienici.. tienici.
Adesso che non ci fermiamo, adesso che abbiamo tutti dei mezzi sogni un pò diversi e un poco uguali, adesso che io me ne vado mentre l’altro resta o che resto io mentre l’altro va, perchè a ognuno tocca cercarsi da sè,perchè ognuno non sa più trovarsi negli occhi dell’altro.
E allora benvenuto: benvenuto nei weekend,negli hotel per scappare dal resto del mondo; benvenuto nelle strade buie (che di notte non si sa mai se tutto è realtà); benvenuto nelle ore di magia mangiate a bocconi enormi, benvenuto tra le dita dei miei piedi contro le sue caviglie; benvenuto in tutti gli aeroporti del mondo,in tutti i progetti sovvenzionati dai ministeri o dalle finte unioni europee che non ci fanno sentire immobili,che ci regalano rate mensili di storie esotiche e case sporche e ritorni alle insicurezze da fine viaggio,da cosa faccio adesso.
Rivelati e raccontaci di come si allontano i gesti,di come si allontana la gente,di come di chiudono le mani e si aprono i laptop; di come una sera puoi perderti dentro agli occhi di un altro che non hai mai conosciuto e sperando abbia mani gentili o tra le strade deserte e bagnate di piscio e sgretolate ai lati,sperando non ci siano pistole;
parla del sediderio,della pancia molle,dello stomaco sotto,delle coperte umane senza nome, di come si sperimentano i baci pieni e di come anche quelli vuoti;
di come passano in fretta due giorni, di come si fanno le valigie in un attimo; di quanto costano i treni e il cibo precotto o il vino con i solfiti che fanno male, o le sorprese improvvise o l’eccedenza bagaglio, o il gel per capelli che finalmente non metto più.
O gli arrivederci a non so più quando.
Che devo andare anche se non so perchè.
Che devo andare,magari a vedere se è la volta buona che mi trovo e nel caso ti scrivo da lì.
che devo andare e tanto basta a far finire almeno uno di questi atti.
Atti precari,di amori precari,di precariato amoroso.